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Senza trasparenza non c’è libertà. Senza libertà si spegne l’economia: la Cina

La Crisi Cinese e La Strada Obbligata del Libero Mercato

Cosa hanno in comune un imprenditore , una tennista e  un gruppo immobiliare?

Nulla in un paese democratico e libero, parecchio in una dittatura come quella cinese, se le storie sono quelle di Jack Ma, Peng Shuai, Evergrande.

La Cina in questi ultimi anni, infatti, sta mostrando un acuirsi della sua “istituzionale”  insofferenza verso un’informazione libera e tutti questi eventi hanno avuto un unico  denominatore comune: NESSUNA TRASPARENZA.

Casi come quello di Jack Ma, l’imprenditore scomparso per mesi senza che nessuna abbia mai capito bene cosa sia successo, per poi veder annunciare nel settembre scorso a Pechino lo spin off forzoso di Alipay (divisione dei pagamenti del portale Alibaba di cui  Jack Ma è fondatore) e dando vita a una nuova società di cui lo Stato sarà azionista, … 

….beh lascia non poco perplessi. 

 La guerra della Cina all’industria del fintech è a un punto di non ritorno. Ad Alibaba verrà tolto dalle mani un pezzo del suo business e di quelli più redditizi per farne un’azienda di stato!

Altrettanto inquietante è la recente scomparsa della tennista  Peng Shuai dopo aver accusato l’ex vice premier di violenza sessuale. Notizia, ovviamente, censurata sul web del dragone e che gli organi del Partito Comunista provano ad insabbiare, mostrando il lato oscuro  di un paese che pur arrivando ad essere la seconda  economia del mondo non riesce ancora ad adottare una organizzazione sociale all’altezza della sua economia.

Anche il caso Evergrande, il secondo big player dell’ immobiliare cinese,  è emblematico di una crisi più ampia relativa all’intero settore immobiliare cinese e per il quale non è dato sapere nulla. Molto probabilmente la bolla immobiliare più grande della storia, nell’economia più florida degli ultimi 10 anni,  trattata in modo opaco e poco trasparente senza che si abbia la possibilità di comprendere i numeri reali di tale crisi.

Nessuna informazione, nessuna collaborazione, trasparenza zero. Chiusura totale verso l’esterno  da parte di un dei paesi  al centro del commercio mondiale!

Preoccupante, no!?

Senza trasparenza muore la libertà. Senza libertà non c’è sviluppo e l’economia si spegne.

Se a ciò aggiungiamo i recenti diktat sui più  importanti gruppi industriali del dragone, si solleva un  problema relativo non solo alla crescita economica  della Cina ma anche una più ampia ed  importante necessità di dar vita ad una trasformazione  sistemica.

Il punto non è dove potrà arrivare la Cina nei prossimi 10 anni, ma quale sarà il suo modello di sviluppo.

Riflettiamo un attimo.

Negli ultimi 30 anni il dragone si è illuso di poter utilizzare il capitalismo come strumento per raggiungere obiettivi pianificati secondo logiche socialiste e dispotiche.

Tutto ciò ha funzionato finché la Cina è rimasta “fabbrica del mondo” occupandosi della parte bassa della filiera produttiva, quella a minor valore aggiunto.

Essere il paese che offriva, alle multinazionali di tutto il mondo, la propria forza lavoro  con  il minor costo per unità prodotto rappresentava un’opportunità unica sia per il regime comunista di uscire dalla  depressione economica  in cui era caduta da decenni sia per le imprese occidentali di delocalizzare la parte povera della produzione e concentrare nei loro paesi il lavoro a più alto valore aggiunto.

Le fabbriche conto/terzi cinesi facevano comodo al dragone ma anche ai grandi gruppi internazionali,  nonostante  “qualche diritto” non fosse rispettato, e la libertà era solo di facciata, pochi si preoccuparono  di ciò, l’importante era ottenere una riduzione consistente dei costi di produzione e una contestuale  crescita  economica del gigante asiatico.

Insomma si prefigurava  una condizione Win-Win: tutti gli attori in campo avevano un consistente vantaggio dal nuovo scenario economico.

Unico neo per la Cina comunista  era aprirsi al  mercato, dover accettare per la prima volta nella sua storia recente  l’apertura al “demone capitalistico”  creando all’interno del paese le famose aree libere di scambio.

Così il dragone si trasforma in un giano bifronte, da un lato la pianificazione socialista per  obiettivi, dall’altro lato  l’apertura ad investimenti stranieri e al libero mercato.

Ma  la crescita cinese è andata ben oltre ogni aspettativa,  passando dall’essere fabbrica del mondo a divenire locomotiva del mondo. Questo grazie  alla nascita  di nuove  imprese autoctone come Tencent, Alibaba, Baidu e molte altre “Made nella Cina 2.0”. Imprese di nuova generazione che approfittando di un mercato interno amplissimo sono riuscite a sviluppare una massa critica capace di competere con i principali player internazionali.

Insomma, la nuova classe imprenditoriale cinese non solo  ha rivoluzionato le abitudini di consumo dei cinesi  ma ha anche iniziato a conquistare fette sempre più  importanti del mercato globale.

Ed è qui che iniziano i problemi.

Se la Cina fino a 10 anni fa produceva beni a basso valore aggiunto in nome e per conto dell’occidente, attraverso l’applicazione di un regime dispotico e illiberale, l’occidente chiudeva non uno ma tutti e due gli occhi dinanzi alle politiche  repressive del regime: “tanto sono affari interni di un paese che non compromette le nostre libertà ma solo quelle dei suoi cittadini” questo è stato il pensiero dominante di chi ha operato, negli ultimi decenni,  in oriente.

Ma è stato un grave errore anche solo pensarlo.

La sottovalutazione politica ed economica della Cina è stato uno dei più grossolani abbagli dell’occidente, pensare che la loro crescita si limitasse a “fabbrica del mondo”, un’ingenuità che stiamo iniziando a pagare.

Oggi colossi come Alibaba, TIk Tok etc.. raccolgono, gestiscono ed elaborano miliardi di dati anche occidentali, con l’ombra di un paese illiberale alle spalle in grado, in qualsiasi momento, di imporre un controllo politico sulle stesse al fine di utilizzare  dati ed informazioni senza alcun rispetto della libertà altrui e della privacy, uno stato illiberale  che impone alle sue aziende di trasferire i Big-Data per lotte commerciali o vantaggi politici lascia prefigurare all’orizzonte la nascita di un grande fratello 3.0.

Ora è chiaro perché Alipay è stata sottratta ad Alibaba per diventare un’azienda statale?

Fig.2: Principali aziende Made in Cina 2.0

Ecco allora che le restrizioni cinesi di questi ultimi mesi rendono la questione molto delicata:

si può ancora accettare che un paese in cui non c’è libertà di pensiero, di mercato, di impresa, possa avere un peso così importante sulla crescita economica globale?

La risposta è:

oramai è tardi, non solo si può accettare ma siamo costretti a farlo!

Ahi che brutta notizia!!!

No, ancora una volta sbagliamo nel valutare lo stato delle cose.

A mio parere, oggi non c’è più spazio per le strade ibride, il giano bifronte dovrà essere abbattuto, molto probabilmente  il mercato riuscirà dove ha fallito la politica internazionale, far collassare il regime e avviare il paese verso il libero mercato. Nelle attuali condizioni la Cina rischia di implodere, non sarà possibile gestire multinazionali all’interno delle pianificazioni quinquennali di stampo comunista, l’impresa per  sua natura è libera, non può essere irreggimentata, quando accade l’impresa muore.

Se la Cina vorrà sopravvivere e continuare ad essere protagonista della crescita economica globale  dovrà lasciar crescere le sue imprese e questa volta non basteranno  “le aree di libero scambio”  ma sarà costretta ad accettare l’elemento più importante per un’economia di mercato: la libertà.

Conseguenza inevitabile di una simile evoluzione è la demolizione dell’attuale sistema economico ibrido e l’apertura ad un vero  mercato libero.

Impossible?

Forse,

magari non accadrà mai, ma come ha insegnato Taleb i cigni neri non sono visibili, non li percepiamo… ma quando arrivano cambiano il destino del mondo.

Ecco allora l’importanza per tutti noi dell’ultima chiamata: o il mercato libererà la Cina dalla dittatura o la regolamentazione illiberale cinese farà scomparire ciò che di buono il mercato aveva generato.

In questo, ciò che mi rende ottimista è  la forza dell’economia cinese in sé e la sua importanza  a livello globale.

Essa schiaccia pesantemente  in un angolo le ragioni di un regime dittatoriale anacronistico, incapace di rispondere con tempestività alle spinte che il mercato interno  impone, i cinesi (o parte di essi) hanno compreso l’importanza di vivere e produrre in un  mercato libero con proprietà privata e gestione dei fattori produttivi in mano ai privati. C’è fuoco sotto la cenere e sarà difficile spegnerlo.

Per questo sono persuaso che la libertà di  mercato come sempre avrà la meglio.

Cristofaro Capuano

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