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I 5 BIAS COGNITIVI DELLA GABANELLI… FANNO PIU’ MALE DELLE INCHIESTE DENUNCIA SUL RISPARMIO TRADITO.

Il 17 ottobre scorso su Raitre è andata in onda una interessante inchiesta di Report sul risparmio degli Italiani e la sua cattiva gestione.

Come al solito le inchieste di Report sono ben fatte molto chiare ed approfondite ed anche questa volta, secondo me, sono riusciti a mettere sotto i riflettori le cattive abitudini di molti operatori finanziari (in primis banche e poste).

Purtroppo, a mio parere la bravissima squadra di Milena Gabanelli ha perso l’occasione per fare vera educazione finanziaria e non solo la solita denuncia/scandalo capace di alzare un polverone, spaventare i risparmiatori, senza lasciare alcuna traccia da seguire per migliorare l’approccio agli investimenti e la gestione del risparmio

Il sospetto che mi viene è che la “vera” cultura finanziaria manchi non solo tra i piccoli risparmiatori ma anche in chi si occupa professionalmente di informazione.
Insomma dopo oltre 60 anni di depositi postali, bot, btp. e posticci vari, anche chi ha una formazione culturale medio-alta e e gravita nel mondo dell’informazione d’inchiesta è permeato da bias (errori) cognitivi che lo rendono “impermeabile” all’apprendimento e alla comprensione del ruolo che oggi deve avere la consulenza finanziaria.

Basti pensare che la trasmissione era tutta impostata su un unico concetto:

STATE ALLA LARGA DALLE BANCHE E DALLE POSTE, COMPRATE SEMPRE E SOLO TITOLI DI STATO (ANCHE SE RENDONO POCO, COSTANO POCO e questo è un bene), EVITATE QUALSIASI FORMA DI INVESTIMENTO IN FONDI E POLIZZE (TROPPO COSTOSI E VENDUTI DA IMBROGLIONI).

Beh, questa visione delle cose è un po’ troppo superficiale, per questo proverò a spiegare, in 5 punti, il perché questa impostazione non può più rispondere alle esigenze dei nostri risparmiatori, generando in loro più danni che benefici. Proverò a farlo attraverso l’analisi di 5 BIAS COGNITIVI enormi, manifestatisi nel servizio televisivo:

BIAS N.1 IL CONSULENTE: nella trasmissione si sono fatti passare come consulenti finanziari i dipendenti di poste e banche che spesso (come la stessa trasmissione ha mostrato) non erano nemmeno iscritti all’albo. Questi erano e restano dipendenti delle banche marcano il cartellino, seguono le indicazioni della direzione marketing e spesso non vedono l’ora che arrivino le 17,00 per tornarsene a casa e ad un comodo divano.

I consulenti finanziari (sia essi indipendenti che autorizzati all’offerta fuori sede – ex promotori – ) sono un’altra cosa, ed una trasmissione che volesse chiarire le idee ai risparmiatori doveva porre l’accento su queste differenze.

Se oggi siamo con oltre il 90% del risparmio in mano alle banche e meno del 10% gestito dai consulenti (indipendenti e non) non possiamo, come invece Report ha fatto, confrontare il nostro sistema finanziario (annacquato da decenni di dominio banco-centrico) con quello americano dove il consulente/broker è la figura professionale riconosciuta dai risparmiatori da oltre 60 anni quale pianificatore finanziario. Negli Usa nessun risparmiatore si sognerebbe mai di andare in banca a pianificare i suoi risparmi senza prima parlare con un consulente.
E’ storicamente provato che i casi Cirio, Permalat, Lehman, etc. etc. abbondavano in banca e scarseggiavano nei portafogli dei consulenti, un motivo ci sarà!

BIAS N.2 LA PIANIFICAZIONE: nella trasmissione si è affrontato l’intero argomento dell’investimento finanziario partendo da una semplificazione imbarazzante. Il risparmiatore può impiegare i suoi risparmi in quattro asset: materie prime/diamanti; titoli di stato/e assimilabili; fondi e polizze.

Beh non si può assolutamente trattare un argomento così importante per il futuro delle famiglie italiane senza nemmeno accennare all’importanza di una attenta pianificazione, sottolineando l’assunto fondamentale che i prodotti sono solo strumenti da utilizzare in ragione delle esigenze e degli obiettivi temporali prefissati e non il fine ultimo degli investimenti.

E’ vero! In Posta ed in Banca collocavano solo ed esclusivamente prodotti, senza preoccuparsi minimamente di pianificare ma solo di incassare commissioni, ma un buon giornalista d’inchiesta fa vedere anche l’altra faccia, il come dovrebbe essere… ed invece qui nulla. Ci si è limitati solo a dire che visto che i risparmiatori vengono trattati male, a questo punto MEGLIO INVESTIRE IN TITOLI DI STATO poco remunerativi ma più SICURI. Passiamo così al terzo bias!

BIAS N.3 LA FAVOLA DEI TITOLI DI STATO: altro grande bias cognitivo, la Gabanelli afferma “placidamente” che i titoli di stato sono investimenti sicuri dando per certo che l’Italia difficilmente fallirà (giudizio personale).
In pratica il messaggio che passa è: vuoi stare tranquillo metti tutto nei BTP anche se rendono poco sono sicuri e poi lo stato italiano quando fallisce? Niente di più falso!

I Btp (e gli altri titoli di stato) sono obbligazioni governative e come tali incorporano tutti i rischi di questo particolare asset.

rischio emittente: – Il quadro dei rating sovrani assegnati al momento all’Italia spazia dal valore minimo di S&P’s, la”BBB-” (un gradino di distanza dalla categoria speculativa dei “junk bond”) a quello più alto “A-low” (equivalente alla A-) di DBRS. Nel mezzo, la “BBB+” di Fitch divisa dalla “A” da un solo gradino, e la “Baa2” di Moody’s che invece equivale a una “BBB” senza segno “più” o “meno”. Tutte le grandi quattro vedono l’Italia come un Paese ad alto debito pubblico ma con affidabilità creditizia “stabile” e questa stabilizzazione è già una conquista notevole dopo la grandinata di declassamenti subiti nel corso della crisi del debito sovrano europeo: 20 gradini in meno complessivamente. fonte: “il Sole 24 Ore –

rischio liquidità: dal 1° gennaio 2013, le nuove emissioni di titoli di Stato aventi scadenza superiore ad un anno saranno soggette alle clausole di azione collettiva (CACs). Il decreto precisa che per nuove emissioni si intendono quelle la cui prima tranche è emessa a partire dal 1° gennaio 2013. Lo Stato, emittente dei Titoli governativi, potrà decidere in modo autonomo se e come cambiare eventuali condizioni di un BTP o di un CCT.
(leggi:http://intermarketandmore.finanza.com/arrivano-le-cac-sui-titoli-di-stato-italiani-ma-nessuno-ne-parla-54482.html)

In parole povere le Clausole di Azione Colletiva rendono possibile ad uno stato, (come l’Italia) che si trovi in difficoltà, di tagliare gli interessi dei prorpi titoli fino a renderli infruttiferi e di spostare nel tempo la scadenza fino a renderla perpetua (che non nscade mai), se pensizmo all’enorme debito pubblico italiano e alle difficoltà di questi giorni per il nostro governo di appuntare una finanziaria per mancaza di risorse ed eccessivo indebitamento ci rendimao conto di quanto siano preoccupanti queste CAC per chi detiene solo titoli di stato!

rischio mercato: in questo caso una tabella rende più di mille parole guardate come varia il prezzo di un BTP all’aumento di un solo 0,5% dei tassi di interesse.

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http://www.repubblica.it/economia/finanza-personale/2016/10/14/news/btp-149704953/

Basti pensare che nel 2008 il debito pubblico era solo 1.705.101.880.000 € e in meno di dieci anni è arrivato a 2.239.407.645.342 €.

Ma ciò che mi ha lasciato più perplesso è stato proprio il far intendere che si potessero investire tutti i propri risparmi in quest’unico asset. Cosa Assurda che mi fa pensare al quarto bias: DIVERSIFICAZIONE!

BIAS N.4 LA DIVERSIFICAZIONE: chi mastica un po’ di pianificazione finanziaria sa che la regola primordiale di un buon impiego dei propri risparmi e’ diversificare, diversificare diversificare.
Pertanto presentare un’inchiesta giornalistica contrapponendo fondi ai Btp e spingendo i telespettatori a valutare quale sia più conveniente per poi concludere che conviene concentrare tutto nell’uno o nell’altro rappresenta un approccio deleterio e diseducativo per i risparmiatori.

Se i clienti di Banca delle Marche, Etruria, etc… sono arrivati alla disperazione è proprio per l’elevata concentrazione dei loro risparmi nelle sole obbligazioni bancarie, lo stesso deve valere per ogni tipologia di asset compresi i titoli di stato

MAI CONCENTRARE, DIVERSIFICARE SEMPRE E COMUNQUE.

In un modo in cui il rischio zero (risk free) è morto nel 2007 (Northern Rock)
e ne hanno dato l’annuncio nel 2008 (Lehman Brothers), l’unico modo per eliminare tutti i rischi specifici delle differenti asset class è diversificare.

BIAS N.5 I COSTI NON SONO IL MALE ASSOLUTO: Ultimo bias ma non meno importante è la questione costi dei fondi comuni e delle polizze unit, è vero in Italia i costi sono più elevati di molti paesi in cui c’è il pagamento a parcella dei consulenti, ma non si può in nome di questo buttare via “l’acqua sporca con tutto il bambino”.
In primo luogo non tutti i fondi, non tutte le società, né tutti i consulenti applicano costi elevati così come mostrato nel servizio, anche perché per l’ennesima volta ciò che si è visto era il comportamento di banche e poste e non di consulenti esterni (sia indipendenti che non).

Oggi i fondi rappresentano il più interessante strumento di diversificazione capace di proteggere il risparmiatore dai rischi specifici ed anche dal rischio del famigerato Bail In.

La domanda da porsi, inoltre, non era (solo) quanto costa un fondo ma se il costo è giustificato dalla qualità della gestione e dalla capacità di generare extra-reddito.
Un po’ come andare al ristorante, non lo giudico solo da quanto pago ma anche da cosa mi offre, se il servizio è di qualità, se i prodotti sono freschi… etc. etc…

Ecco uno dei tanti esempi di fondo bilanciato che potrebbe essere consigliato dai consulenti.

COSTI:
Commissione di ingresso massima spettante ai collocatori 4.00% (può essere anche azzerata dal consulente).
Commissione di riscatto 0.00%
Spese fisse di gestione 1.50%
Commissione di gestione variabile 10% della sovraperformance del Fondo rispetto all’indice di performance, in caso di performance positiva.

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https://www.carmignac.it/it/carmignac-patrimoine-a-eur-acc
BENE, QUESTO FONDO NONOSTANTE I FAMIGERATI COSTI DAL 1990 AD OGGI HA OFFERTO UNA PERFORMANCE DEL 737,57% BATTENDO DI GRAN LUNGA IL RENDIMENTO DI MERCATO (SOLO, SI FA PER DIRE – IL 366,34%)..
In questo caso il costo di questo fondo è ben ripagato.

Ecco dunque, la vera informazione da dare: non tutti i fondi sono uguali e vanno selezionati. IL RUOLO DI UN BUON CONSULENTE E’ QUELLO DI SELEZIONARE I MIGLIORI GESTORI IN RELAZIONE AL RAPPORTO PREZZO/QUALITA’(PERFORMANCE)

In conclusione ben vengano le inchieste in stile Report, ma oggi I SOLITI scoop di banche sporche, brutte e cattive dovrebbero lasciare spazio all’educazione finanziaria, abbiamo bisogno di tanti piccoli “Piero Angela” della divulgazione finanziaria.

Cristofaro Capuano
European Financial Advisor                                                                                                                 Studio di pianificazione finanziaria

Latest comments
  • ..sono contento di questo tuo intervento.
    La sera stessa che ho visto la trasmissione ho scritto a Report e nel testo ho espresso concetti molto vicini al tuo ottimo articolo.
    Ma più di tutto sono contento perchè io come te abbiamo avuto la stessa reazione.

    Un cordiale saluto

  • Buonasera
    da un consulente finanziario che da 6 mesi esercita questa attività dopo ben 26 da impiegato/gestore di Banca tradizionale non posso far altro che farle i miei complimenti
    Grazie

  • Bravi, grazie per aver condiviso un pensiero che avevo già sottolineato a seguito della trasmissione

  • Devo dire che la trovo un’analisi molto giusta, ben vengano le inchieste, ma si deve ragionare anche con la propria testa.
    La visione di qualsiasi cosa, da qualsiasi parte essa provenga è sempre di parte.
    Io nel mio piccolo sempre cerco sempre di educare i miei clienti che di questa materia ignorano molte cose .
    Grazie e bravo, complimenti.
    saluti
    Federica Battenti

  • Molto interessante, soprattutto perché comunica le conderazioni di moltissimi di noi

  • Ho apprezzato molto, in questo articolo mi identifico, svolgo la professione di CF da 30 anni e ho sempre cercato di operare correttamente.
    Purtroppo i media affrontano in modo aggressivo e demagogico le problematiche per fare presa sugli ascoltatori senza valutare bene le conseguenze che ricadono negativamente sul mercato a 360 gradi inglobando i buoni e i cattivi.
    Bisognerebbe che quelli di Report fossero più responsabili e leggessero questo scritto per trarne spunto di riflessione per il futuro.
    Complimenti.

  • Concordo su gran parte dell articolo, però mi vien da pensare che il fondo citato ha ottenuto gran parte del risultato degli ultimi anni grazie ai titoli di stato italiani e senza questi sarebbe forse andato ancora peggio visti i risultati in peggioramento rispetto agli indici da circa 5 anni. La realtà è che dal 1990 al 2007 credo non fosse sottoscrivibile in Italia e che da oggi in poi sono più i punti interrogativi che le certezze sulla capacità di sovraperformare i mercati di riferimento. Il vero scandalo che Report non ha finora mai sottolineato è che la consulenza finanziaria indipendente quella vera cioè esercitata dagli attuali consulenti finanziari autonomi ed SCF sia stata bloccata volutamente negli ultimi 16 anni in Italia e che oggi il 99,999999 percento dei potenziali fruitori non sappiano nemmeno di cosa si tratti.

  • Io non sono un abituale frequentatore dei social ( non ho ancora capito il meccanismo) ma per caso mi sono trovato a leggere questo “post”. Non posso fare a meno di dire la mia…complimenti al collega che ha evidenziato i 5 bias , in effetti esiste una colpevole ignoranza in materia finanziaria da parte di troppi giornalisti che pensano solo allo share, quindi a vendere. Bisogna spingere a tutti livelli per diffondere cultura finanziaria. Solo in questo modo il rapporto tra denaro messo a casaccio in banca e denaro impiegato rispettando i principi della corretta diversificazione potrà diventare almeno 50 e 50. Anche perché di questo passo il rischio è di trovarci con tanti risparmiatori alle prese con il problema della bolla obbligazionaria…chi glielo spiega il perché hanno perso così tanto, la Gabbanelli?

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