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Pensioni da fame ed una vita media sempre più lunga? 5 cose da sapere per allontanarsi dal baratro.

Il futuro della pensione pubblica oramai è segnato, tutti sanno che non sarà più sufficiente l’assegno dell’Inps per vivere serenamente l’età post-lavorativa.  Per questo è obbligatorio per giovani e meno giovani correre ai ripari e mettere da parte un po’ di risparmi per integrare la pensione.

Come fare per evitare il peggio? Si, il peggio, perché con molta probabilità avrai la fortuna di vivere a lungo ma se non ti organizzi vivrai di stenti!

Vediamo allora 5 cose da sapere per cambiare il proprio destino pensionistico.

 1. Cambia il nostro sistema pensionistico.

Al di là delle beghe politiche (che a noi non interessano) la sostanza delle cose è nella trasformazione del modo con cui si calcola la pensione, a voler essere semplici e chiari, si è passati dal sistema retributivo in cui la pensione si determinava in ragione di una media degli ultimi redditi percepiti (applicando una percentuale del 2% per ogni anno lavorativo del pensionando sul reddito medio; ad es.: se prima di andare in pensione la media del tuo stipendio mensile era 2000,00 € e avevi  40 anni di contributi, la tua pensione poteva essere di 1.600,00€ valore dato da 2000 x 80% quest’ultima percentuale era data da 40 anni di lavoro per 2) al sistema contributivo con cui la pensione viene calcolata in funzione dei contributi versati all’INPS e non in ragione del tuo ultimo reddito ma del “COEFFICIENTE DI TRASFORMAZIONE”.

2. Comprendere cosa sono i coefficienti di trasformazione.

Il sistema contributivo si basa un un principio semplice: i contributi che versi all’INPS andranno a formare un capitale (montante) sul quale sarà applicato un tasso percentuale (chiamato coefficiente di trasformazione e/o conversione) dal quale si otterrà la nostra pensione annua.

Facciamo un esempio: se il totale dei nostri contributi ammonta a 100.000 euro e il coefficiente di conversione è pari al 5% la nostra pensione annua lorda sarà pari a 5.000,00 € pari a 416,67 € mensili.

I coefficienti di trasformazione sono decisi dal ministero e dopo la Riforma Fornero 2011, vengono aggiornati ogni triennio, in corrispondenza dello scatto degli adeguamenti alla speranza di vita.

prossimi adeguamenti sono previsti nel 2019 e poi ogni due anni (2021, 2023, 2025…). L’entità è decisa di volta in volta in base ai dati ISTAT.

coefficienti-trasformazione

Come si può osservare dalla tavola suesposta  i coefficienti di trasformazione sono in costante riduzione: dal 1996.   Un lavoratore che nel 2000 andava in pensione a 57 anni con un assegno pari a 1.000 euro  nel 2017 conseguirebbe un assegno inferiore a 900 euro; per avere il valore di mille euro il lavoratore dovrebbe pensionarsi non più a 57 anni ma a 61 anni, ben quattro anni più tardi, questo perché la speranza di vita in questi anni è aumentata. (vedi grafico sottostante)

sprenzadivita

Come si può osservare in poco più di 130 anni l’età media degli italiani si è più che raddoppiata!

3. Bisogna accumulare circa 340.000,00 € per avere una pensione dignitosa.

Come visto,  dunque, la crescita esponenziale della vita media degli Italiani mette seriamente a rischio l’attuale sistema pensionistico nonché  la sostenibilità del tenore di vita del pensionando, basti pensare che con gli attuali coefficienti di conversione, a 65 anni, per avere una pensione di circa 1.500,00 euro lorde bisogna aver versato alle casse dell’Inps quasi 338.000,00 €!

Una cifra spesso impossibile da accumulare (solo con i contributi Inps) anche in 42 anni di lavoro, i motivi sono molteplici e magari li analizzeremo in un altro articolo, in questo caso il dato che ci interessa sottolineare è la totale inadeguatezza dell’attuale sistema pensionistico e la necessità di avviare un piano di previdenza integrativo con propri risparmi.

A differenza dei nostri padri e dei nostri nonni, dunque, le nuove generazioni dovranno destinare parte dei loro risparmi a ciò che prima gli garantiva lo stato e che oggi non è più garantito: la pensione.

4. Importantissimo iniziare subito a versare.

Inizia subito! Non perdere tempo… perché è proprio il tempo che può darci una mano, infatti prima si inizia e meno dovrò versare. facciamo alcuni esempi concreti.

Ipotizzando che vuoi ottenere una pensione di 1.600,00 euro al mese, quanto dovresti mettere da parte?

La risposta dipende da una serie di variabili, ma quella più importante è proprio il tempo, più tempo ho davanti più sarà facile raggiungere l’obiettivo prefissato, più ho tempo e meno dovrò mettere da parte, più tempo ho  davanti e più potrò scegliere un asset class (AZIONARIO) in grado di “performare” bene.

Consapevole che si tratterà di un investimento di lungo periodo, dunque, potrai selezionare anche un asset  azionario globale che (come visto nel precedente articolo) può generare un rendimento atteso medio del 7%, ipotizzando un’inflazione al 2% possiamo calcolare quanto è necessario versare per differenti fasce di età:

coeff.inps

La tabella mostra come un Ventenne per conseguire l’obiettivo abbisogna di un versamento di soli 125,00€ mentre se posticipa di soli 10 anni il versamento deve raddoppiarsi a 250,00 € e se decide di iniziare a versare a 40 anni  deve mettere da parte 525,00 €, ciò va ancora una volta a confermare l’importanza del tempo e l’effetto che ha il rendimento composto su un investimento di lungo periodo.

5. Approfittare degli sgravi fiscali.

Crearsi una pensione privata, non è una scelta, è un obbligo sociale (prima che una esigenza finanziaria personale) proprio per questo lo stato ha previsto un particolare strumento finanziario per accumulare risparmio per la nostra pensione: il Piano individuale pensionistico (pip) o Fondo individuale pensionistico (fip) che presentano un duplice vantaggio fiscale, il primo sulle plusvalenze ottenute che saranno tassate al 20% anziché al 26%, il secondo vantaggio fiscale rappresenta una vera e propria deduzione dal reddito dell’intera somma versata nel fondo pensione fino ad un massimo di 5.165,00 € all’anno.

Risparmio-Fiscale

Questa tabella mostra per scaglioni di reddito e di tassazione quanto si può risparmiare ogni anno versando 5.165,00€ in un Fondo pensione.

Un esempio.

Facciamo un po’ di calcoli ed ipotizziamo che ad usufruire dello sgravio fiscale sia proprio il ragazzo di 20 anni che versa per tutta la vita 125,00 € mensili e che ha un reddito lordo di 20.000 euro e quindi può usufruire di un recupero sulle tasse del 27%.

In pratica versa ogni anno 1.500,00 €, potendo recuperare il 27% lo stato gli restituirà ogni anno (in busta paga se dipendente) ben  405,00 € che moltiplicati per i 45 anni di versamento ammontano ad un risparmio fiscale di ben 18.225,00 €*.

*Bisogna ricordare, però, che a scadenza è prevista una sorta di contro-tassazione, in questo caso, del 9% (pari a 6.075,00€  che riduce il vantaggio fiscale da 18.225.00€ a 12.150,00 €.

Una volta si diceva che lo stato ti accompagnava dalla culla alla pensione, oggi sei da solo nel pianificare le tappe più importanti della tua vita, farlo per tempo e con piena consapevolezza può fare la differenza.

Cristofaro Capuano

 

 

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  • Un focus molto importante su cui far riflettere i clienti

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