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Non Esiste Futuro Senza Incertezza, Non esiste Rendimento Senza Rischio

Dobbiamo iniziare a “sdoganare” alcuni termini, l’errore che abbiano fatto nel secolo scorso è stato quello di credere che la scienza e l’applicazione logico-matematica potessero evitare di incorrere in un futuro incerto e nell’assunzione di rischio.

L’illusione di poter organizzare la nostra vista senza incertezza né rischio, attraverso una organizzazione sociale che si occupasse dei nostri problemi e del nostro futuro (collettivismo assistenziale) si è frantumata nel nuovo millennio con la presa di coscienza che tutto ha un costo e che se godi in eccesso di “certezze artificiali” offerte dallo stato (pensioni insostenibili, sanità sprecona, istruzione scadente, etc..) domani i tuoi figli pagheranno il conto.

Ecco, oggi noi siamo quei figli … e stiamo iniziando a pagare il conto.

Ma l’aspetto devastante di tale approccio culturale non è tanto il costo che saremo costretti a sostenere, quanto il lascito culturale nel concepire l’incertezza del futuro come un problema da risolvere ed il rischio come un elemento da evitare.

Bene, proviamo a fare chiarezza su questi due aspetti.

L’incertezza non è un male da evitare ma va vissuta e gestita consapevolmente come fenomeno insito della natura umana, non esiste vita senza un futuro incerto, non si possono cogliere occasioni di crescita e miglioramento delle nostre condizioni di vita, se dinanzi a noi c’è una strada già tracciata non avremo stimoli e saremo destinati ad una vita mediocre, insignificante, vuota e decadente. L’incertezza è la condizione di vita che stimola l’evoluzione. Solo in condizioni di incertezza si progredisce.

Basta un solo esempio, pensate a ciò che ha generato in termini di crescita l’incertezza pandemica, che accelerazioni hanno subito alcuni aspetti della nostra vita, dall’uso della tecnologia, alle nuove tecniche sanitarie, dallo smart working ai nuovi strumenti di comunicazione a distanza, le condizioni di incertezza maturate dalla primavera 2020 hanno spinto l’uomo nel ricercare nuove soluzioni in tempi brevissimi.

Pertanto, essere consapevoli dell’importante ruolo che l’incertezza ricopre nella nostra vita è il primo passo da fare per avere una piena padronanza del proprio agire.

Sapere che il futuro è imprevedibile e che pone ognuno di noi davanti a nuove sfide, nuovi scenari, eventi mai immaginati, dà la forza di accettare il cambiamento e la consapevolezza di poterlo attraversare a proprio vantaggio.

Il secondo bias culturale è il rischio. Il rapporto che molti di noi hanno con il rischio è un rapporto puerile, ingenuo del tutto infantile, siamo persuasi del fatto che il rischio sia eliminabile, possa essere sterilizzato, reso innocuo.

Illusione pura.

Non c’è aspetto nella nostra vita che non contempli un rischio, il nostro incedere è fatto di scelte e scegliere una strada piuttosto che un’altra contempla sempre un rischio. Insomma il rischio è ineliminabile e chi riesce a comprenderne la natura lo può trasformare in un’opportunità.
Non rischiare significa non scegliere rimanere fermi (e anche ciò è un rischio), non cogliere quelle occasioni che l’incertezza del futuro ci pone davanti.

Volendo fare un salto nel mondo della finanza anche qui i concetti di “incertezza” e “rischio” sono deformati dal nostro approccio culturale.

I risultati a volte sono paradossali, molti risparmiatori pur di evitare i rischi di un investimento abbracciano la certezza di una perdita, ciò che si voleva scongiurare lo si rende certo piuttosto che probabile.

Un esempio di ciò che ho appena detto è il rapporto che le persone hanno con il denaro e l’investimento azionario. Per comprendere meglio vi invito a guardare il grafico dove vengono rappresentati due risparmiatori con comportamenti divergenti.

Il primo risparmiatore (linea blu) non vuole rischiare né vivere nell’incertezza futura e, pertanto, cerca di proteggere il patrimonio finanziario accumulato, lasciando il suo risparmio per lungo tempo, apparentemente ben custodito, su depositi bancari.

E’ riuscito nel suo intento?

No.

Perché?

Perché ogni scelta genera una conseguenza, un nuovo rischio.

Nel nostro caso il nostro risparmiatore è inconsapevole del fatto che illudendosi di lasciare i suoi soldi “al sicuro” lascia che il tempo e l’inflazione ne divorino il loro valore, generando il cosiddetto “paradosso della certezza”: l’illusoria ricerca di sicurezza si trasforma in un danno certo, una perdita sicura, proprio ciò da cui si stava scappando.

Il secondo risparmiatore (linea blu) è consapevole che per proteggere il suo patrimonio deve conoscere e gestire i rischi e l’incertezza che lo scorrere del tempo genera giorno dopo giorno, pertanto decide di investire nel mercato azionario, conscio del fatto che a tale investimento può essere legato un rischio di ribasso momentaneo del suo patrimonio e che sarà proprio quella oscillazione negativa a dargli una ulteriore opportunità di crescita.

In tal modo i rischi di breve periodo, ben gestiti, si trasformano in opportunità di lungo, il patrimonio non solo non perde il suo valore ma si rivaluta proprio grazie al disagio affrontato (rischio).

Acquisire questa sana consapevolezza su incertezza futura e rischio ineliminabile rende il futuro un mare aperto in cui saper come navigare e il rischio una burrasca che hai imparato ad affrontare e grazie alla quale scoprire nuove rotte.

La paura dell’incertezza futura e del rischio ineliminabile non va rifiutata ma accettata e trasformata in coraggio per agire con consapevolezza.

Vivere pienamente l’incertezza ed il rischio può cambiare il nostro modo di guardare al futuro, al nostro benessere, alla gestione del nostro patrimonio.

Cristofaro Capuano

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