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Non c’è Notte che Non Veda Giorno: Se Pianifichi Nessun Crollo Fa Paura

I catastrofisti degli ultimi mesi, hanno dovuto fare dietro front dinanzi al fluire dei dati economici, a sorpresa l’economia globale sembra essere più solida del previsto, uno degli indicatori più importanti, il Lead Indicator (LEI), ha avuto un rimbalzo a V, testimoniando la grande fiducia degli operatori in una reazione rapida e sostenibile nel tempo da parte di governi, banche ed investitori.

D’altro canto non bisogna sottovalutare la particolare condizione in cui si sono trovate per la prima volta le aziende, con una chiusura forzata ed un azzeramento coattivo della produzione (almeno in Italia).

Certo una rondine non fa primavera e non sarà facile riprendere la risalita dopo un tonfo così profondo, ma il fatto stesso che tutte le istituzioni siano consapevoli che si tratti di un fenomeno eccezionale ed in quanto tale sia necessario l’utilizzo di strumenti ed interventi eccezionali lascia ben sperare in una ripresa meno dolorosa del previsto.

Per molti investitori purtroppo le cose non sono andate altrettanto bene, come al solito le emozioni hanno avuto la meglio sulla ragione.

Un esempio è dato dal 33% dai risparmiatori over 65 made in USA i quali sono scappati dal mercato nei mesi di Febbraio e Maggio, proprio quando il mercato ha toccato i suoi minimi, impauriti dal un disastro pandemico, sopraffatti dal panico hanno deciso di disinvestire lasciando sul campo milioni di perdite.

In questi casi c’è poco da educare, la paura non è un fattore psicologico ma biologico, quando arriva un crollo repentino dei mercati la nostra mente va sulla difensiva e salva il salvabile come se non ci fosse un domani, è un istinto di sopravvivenza che fa parte della nostra struttura di Homo Sapiens dai tempi dell’uomo Cacciatore/Raccoglitore il cui unico scopo era sopravvivere ai pericoli giorno dopo giorno.

La nostra struttura mentale, infatti, quando si verificano fenomeni estremi tende ad andare sulla difensiva per salvarsi dalla catastrofe ed ipotizza solo due possibili azioni: Lotta o Fuga.

Si lotta quando avvertiamo la sensazione di poter controllare il fenomeno che abbiamo davanti a noi, si scappa quando non siamo in grado di comprendere cosa stia accadendo.
Sui mercati finanziari nei momenti di panico non riusciamo ad alzare lo sguardo e guardare oltre la tempesta, non riuscendo a decifrare cosa stia accadendo, siamo biologicamente programmati per scappare, evitando il pericolo, la morte fisica o finanziaria. Pertanto non è più questione di educazione finanziaria o “status” culturale, ma piuttosto di come viene percepito quell’evento. Se un investitore vuole migliorare il proprio comportamento finanziario deve imparare ad interpretare questi eventi come “non pericolosi”, cambiare la natura del pensiero che lo porta a valutare tali accadimenti come irreparabili per le proprie finanze.
Per fare ciò è necessario orientare i nostri comportamenti attraverso un metodo ben preciso fatto di regole predefinite e scelte consapevoli.

Il cambio di prospettiva, per un investitore, può valere molto più di un saggio di economia o finanza.

Ma per cambiare prospettiva dobbiamo concentrare la nostra attenzione su tre elementi:

puntare sulla crescita economica globale,
eliminare ogni sorta di concentrazione su singoli asset di investimento,
guardare ai momenti di crisi come momenti di opportunità per riequilibrare i portafogli o investire nuove risorse.

Un primo elemento da adottare per migliorare le nostre reazioni e cambiare prospettiva è volgere lo sguardo sulla crescita globale. Infatti se imparassimo ad investire replicando l’economia globale potremmo cogliere quella crescita costante di ricchezza e benessere che si ha a livello globale.

Basta guardare gli ultimi due decenni in cui abbiamo superato il crollo delle torri gemelle, la guerra in Afghanistan, in Iraq, la grande crisi del 2008, la crisi degli stati sovrani (Italia in prima linea), ed infine l’enorme crisi sanitari del Covid19. Nonostante tutto questo la crescita economica globale presenta un trend più che positivo. Usando una metafora automobilistica potremmo dire che l’economia globale nell’ultimo ventennio ha avuto solo 3 “pit stop” in termini reali (considerando anche l’incidenza dell’inflazione) nel 2002, 2008 e nel 2018. Il 2020 rappresenterebbe il quarto “cambio di gomme”.

Ma ad ogni Pit Stop, la reazione dell’economia è stata in grado di ripartire reinventando se stessa e rendendo più efficienti molti settori produtti. Unico neo, da non sottovalutare è la benzina immessa nel serbatoio della crescita, quella è stata fornita dal combinato di due fattori la crescita del debito e l’emissione di una enorme quantità di moneta.

Il controllo di queste 2 variabili determinerà il rilancio della crescita nei prossimi decenni. Una cosa è certa, chi investe nel lungo periodo ( 10 anni e più ) puntando sulla crescita globale, non deve temere i crolli periodici di mercato, che ci sono e ci saranno sempre, al contrario deve federe in essi un’opportunità d’acquisto, orientando la sua attenzione sul lungo periodo con l’intento di conseguire risultati molto importanti.

Perché approfittare dei tonfi?

Perchè vicino ai grandi tonfi di borsa ci sono sempre grandi rialzi.

La tabella mostra i principali crolli giornalieri di mercato S&P 500 dal 1929 ai giorni nostri, se ad essi affianchiamo anche i principali rimbalzi giornalieri del mercato possiamo comprendere il cosiddetto “effetto elastico” dei mercati azionari.

Più la discesa è ripida più il rimbalzo sarà veemente. L’effetto elastico ci fa comprendere come sia insensato vendere le azioni nei momenti critici di mercato e quanto sia, invece, importante approfittare dei momenti di discesa per acquistare nuove quote azionarie o ri-bilanciare il proprio portafoglio.

La sola visione globale però non basta, ad essa bisogna affiancare un approccio di portafoglio diversificato per asset di rischio in modo da modellare il portafoglio in ragione delle proprie esigenze finanziarie.

Tra il 2008 – 2020 le singole asset class anno dopo anno si sono alternate in testa alla classifica dei rendimenti migliori, diventa difficile se non impossibile saltare da un asset a ad un altro cercando di cogliere ogni anno il vincitore.

La mia logica lavora su altre variabili e pone al centro un portafoglio ben diversificato in linea con le aspettative, il profilo ed i rischi sostenibili dal cliente in modo da investire sull’intera crescita economica globale.

Il grafico presenta nella casella bianca (filo verde) il rendimento annuo di un portafoglio equamente distribuito tra tutti gli asset in tabella. Esso genera un rendimento molto interessante con un’oscillazione (rischio) sostanzialmente ridotto.

Stessa logica vale per chi intende investire per settori o singole azioni, anche in questo caso la scelta è difficile. A dimostrarlo è proprio l’ultimo rimbalzo post-covid19 dove non tutti i settori hanno avuto la stessa reazione, nonostante una poderosa politica fiscale che tenta di stimolare in modo puntuale quelle aree di debolezza che si stanno formando nell’economia post pandemica.

Anche in questo caso, come si vede dal grafico, la scelta migliore per un investitore, che deve pianificare i suoi impieghi per un orizzonte temporale medio lungo non è la ricerca del settore vincente (quello è sempre complicato da individuare) ma puntare sulla crescita generalizzata dell’economia. Il motore dei nostri investimenti non può essere limitato ad un settore o a singole azioni ma sempre e comunque all’intera crescita economica.

Per questo invece di comprare singoli titoli, settori o asset diversifica le tue risorse a meno che tu non sia Warren Buffett.

Ma se non Sei W. Buffet, e non lo sei, DIVERSIFICA.
(P.s.: nemmeno il sottoscritto lo è)

Ultima postilla: sguardo globale, diversificazione efficace, ed atteggiamento contrarian, sono ancora più importanti se consideriamo le particolari condizioni in cui si trova l’attuale mercato obbligazionario, con rendimenti nulli o negativi.

Sono oltre 11 trilioni i titoli a rendimento negativo, con questo dato cadono anche quelle ultime certezze legate al cosiddetto rischio zero.
Cresce l’ammontare del debito a tassi negativi, l’intervento delle banche centrali sta producendo i suoi frutti, da un lato compensare il vuoto di domanda sui bond dall’altro cercare (con l’artificiale creazione di tassi negativi) di ridurre l’enorme massa di debito che si sta creando nell’era post Covid-19.

E’ un lavoro da equilibristi quello delle banche centrali, cercare di ridimensionare un’enorme bolla senza farla scoppiare.

Nei portafogli degli investitori la quota obbligazionaria diventa sempre più complessa da gestire, difficile ottenere una adeguata remunerazione dei rischi assunti. In futuro un’eventuale inversione dei tassi con rialzi consistenti potrebbe generare perdite in conto capitale recuperabili solo dopo decenni.

In prospettiva, dunque, assume sempre maggior rilievo un portafoglio poco concentrato sulle obbligazioni e maggiormente diversificato su asset azionari. Dobbiamo imparare ad accettare e a maneggiare il rischio e l’incertezza dei mercati, non ci sono più rendimenti facili da mettere in portafoglio solo tanta pianificazione.

Cristofaro Capuano

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