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Mercato: Ritraccia o non ritraccia, questo è il vero problema dell’investiore? NO

L’attuale situazione dei mercati azionari spinge molti operatori (gestori e consulenti inclusi) a prevedere importanti correzioni con previsioni di crolli disastrosi.

Noi per approccio di investimento non crediamo nelle previsioni né negli switch a comando cercando di anticipare le mosse del mercato.

Il MERCATO NON SI PUÒ PREVEDERE!

È un fenomeno umano ed in quanto tale è solo stimabile non prevedibile…

È ovvio che in alcune situazioni ci possono essere degli eccessi (cosiddette code statistiche e/o cigni neri) che prefigurerebbero un eventuale aggiustamento di portafoglio. Ma anche queste code sono di difficilissima interpretazione.

Un esempio concreto lo possiamo trarre dall’attuale scenario dove, come si diceva, molti stanno riformulando i loro asset in vista di un crollo del mercato (pullback, conviti di una regressione del mercato verso la media stoica) pochi hanno però considerato la profondità statistica (probabilità) ti tale ritracciamento.

Bene, proviamo a farlo noi affidandoci ad uno studio proposto da LPL Financial Research che ha stimato l’evoluzione dei dati storici dal 1950.

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L’evidenza Statistica mostra che dal 1950 la maggior parte dei pullbacks del S & P 500 sono stati nel range da -3 a -10% (figure 1 e figura 2 in alto) che si verificano rispettivamente 314 volte con rendimenti medi e mediani del -5,6% e del -5,4%.

Sebbene i pullback di oltre il 15% si siano verificati solo 20 volte durante questo periodo, i rendimenti medi e mediani rispettivamente di -24,6 e -23,6 suggeriscono che quando gli azionari sono scesi al di sotto del 15%, probabilmente continueranno altre la soglia del 20%. Ciò che molti tecnici possono identificare come un mercato orso.

In conclusione, le evidenze statistiche mostrano come tutte quelle attività  volte ad anticipare, prevedere e/o evitare i crolli di mercato non sono significative nella definizione della performance di lungo periodo soprattutto quando si pone in essere una seria pianificazione  per obiettivi, rischi e orizzonti temporali ben definiti.

Spesso, invece, proprio la convinzione di dover intervenire per anticipare i mercati porta a perdere importanti opportunità a fronte di pullback che si mostrano in media poco significativi e non deleteri rispetto alla performance globale nell’orizzonte temporale selezionato.

Meglio rimanere investiti che prevedere. Meglio pianificare che speculare.

Cristofaro Capuano – Consulente Finanziario

 

 

 

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