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HomePianificazione FinanziariaL’MPDM, ecco perché un investitore, da solo, non potrà mai seguire l’approccio di Warren Buffet: i 4 criteri che guidano le scelte dell’Oracolo di Omaha.

L’MPDM, ecco perché un investitore, da solo, non potrà mai seguire l’approccio di Warren Buffet: i 4 criteri che guidano le scelte dell’Oracolo di Omaha.

E’ la vera rock-star della finanza mondiale, Warren Buffet classe 1930, l’oracolo di Omaha è riuscito negli ultimi 60 anni a mettere tutti in riga, il suo approccio (value) agli investimenti con il suo  fondo Berkshire Hathaway ha conseguito performance stratosferiche al punto da rendere “lo Zio Warren” uno degli uomini più ricchi del pianeta con oltre 70 Miliardi di $ di patrimonio.

Come tutti i fenomeni di successo anche l’approccio agli investimenti di Buffett ha suscitato l’interesse dei più, compresi coloro che di finanza ne hanno sempre masticato poco. Questo perché, pian piano, è montata l’illusione che seguendo le regole ed i comportamenti di Buffet chiunque potesse ottenere le stesse performance.

Cosa ancora più sconcertante è che sull’onda del fenomeno Buffett sono nati come funghi pseudo-guru esperti di finanza che offrono (ovviamente a pagamento) corsi per diventare dei novelli  “Oracoli della finanza” magari di Acoli Piceno, di Caltanissetta o di Omate in Brianza”.

Pura illusione.

Chi conosce realmente il metodo e la storia di Warren Buffett sa che è difficilmente replicabile e che richiede un’elevata competenza tecnica nonché uno studio costante e approfondito su tutte le aziende in cui si decidesse di investire.

Ma cerchiamo di capirne qualcosa in più.

L’approccio di Buffett si ispira agli insegnamenti del suo idolo e professore Benjamin Graham, alla base di tutto c’è la convinzione che chi opera sul mercato azionario non deve porsi come un semplice  investitore  che compra pezzi di carta (azioni/obbligazioni) speculando sulla variazione del  prezzo ma come un vero e proprio imprenditore, Buffett è convito che comprare azioni significhi comprare un’impresa in cui credere per i prossimi 20 anni. Un impresa con un ottimo management, con un prodotto esclusivo, difficilmente contendibile sul mercato e con elevate prospettive di crescita nel futuro.

Ma per Buffett individuare delle buone aziende non basta, per fare un vero affare dobbiamo anche essere capaci di  comprare bene, in tal senso ha introdotto nel suo processo di investimento il concetto di PREZZO/VALORE di un bene.

Secondo questo approccio il mercato determina un prezzo per ogni cosa  ma non sempre esso coincide con il suo valore reale (intrinseco) spesso fattori esterni (soprattutto di natura emotiva) condizionano la domande e l’offerta di quel bene e generano un prezzo differente dal suo valore.

Il PREZZO, dunque, è semplice da rilevare, riflette il rapporto tra domanda e offerta. Investire in ragione del prezzo significa lavorare sul breve termine, affidarsi al mordi e fuggi, essere degli speculatori.

Il VALORE, all’opposto, è difficile da calcolare, riflette l’effettiva capacità di un’azienda di generare ricchezza nel tempo distribuendola a tutti i portatori di interessi (azionisti, obbligazionisti, dipendenti, fornitori, etc… ) e non è soggetto all’emotività del mercato. Puntare sul valore significa comprare ricchezza nel lungo periodo staccarsi dalle oscillazioni di breve, essere dei veri INVESTITORI.

Speculare sul prezzo, investire sul valore questa è la scelta che siamo chiamati a fare per il nostro patrimonio.

NON LASCIARSI TRASCINARE DALLE CONTINUE SIRENE DELLA FACILE E VELOCE SPECULAZIONE.

LA RICCHEZZA È DIFFICILE E LENTA DA COGLIERE RICHIEDE TEMPO, PAZIENZA, DISCIPLINA ED È TUTTA NEL VALORE DELLE AZIENDE.

Un bravo investitore  è colui che riesce a calcolare il valore effettivo di un bene e a comprarlo solo quando il suo prezzo è inferiore ad esso, questo gli consentirà di ottenere un guadagno certo man mano che il mercato noterà il reale valore del bene spingendo in tal modo il prezzo fino a farlo coincidere con esso (il valore).

Facciamo un esempio, se l’Azienda ABC ha un prezzo di mercato di 100,00 € mentre un’attenta analisi (dei bilanci, del management, della situazione finanziaria, delle prospettive di produzione, delle vendita etc..) determina un valore effettivo  di 220,00 €, in questo caso c’è una differenza di ben 120,00 € tra ciò che il mercato “prezza” ed il valore effettivo (220,00€ valore – 100,00€ mercato = 120,00 €) questa differenza è chiamata  “margine di sicurezza” e rappresenta anche l’ampiezza  del guadagno conseguibile nel tempo.

Secondo Buffett il margine di sicurezza,  la differenza tra valore e prezzo è anche un elemento di riduzione sostanziale del rischio, infatti secondo W.B. il vero rischio di un titolo non è la sua volatilità (oscillazione del prezzo), ma il suo prezzo! Si rischia solo quando compriamo un titolo ad un prezzo superiore al suo valore, in questo caso infatti si andrà incontro ad una perdita certa! 

Fin qui tutto semplice, almeno sembra: per diventare un investitore di successo basta selezionare titoli il cui valore sia inferiore al prezzo e aspettare che il mercato faccia la sua parte. Punto.

In realtà le cose sono un po’più complesse, in quanto la vera difficoltà nell’approccio di Warren Buffett è proprio data dal processo attraverso il quale lui e il suo team determinano il valore intrinseco di ogni singolo  titolo.

Il nostro Oracolo di Omaha divide il suo approccio in 4 momenti di analisi ben distinti, ognuno dei quali rappresenta un tassello fondamentale per giungere alla definizione del valore d’azienda.

Per comprendere la complessità diamone solo un cenno:

  1. Analisi del Business: si analizza l’attività, il settore, la semplicità e l’unicità del prodotto, posizionamento del prodotto nel mercato, proiezione a lungo termine del business etc..;
  2. Analisi del Management: si valuta se  il manager opera con razionalità,  se è trasparente con gli azionisti,  che visone ha della sua azienda; se mostra  indipendenza dal mercato e se si fa condizionare dalle mode del momento;
  3. Analisi Finanziaria: calcolo delRoe, del risultato operativo, misurare il margine di profitto della gestione caratteristica, la politica dei dividendi etc…;
  4. Analisi di Mercato: studiare come “prezza” il titolo, in che fasi di mercato ci troviamo, calcolo del margine di sicurezza eventuale etc…

La figura 1 sintetizza bene l’intero processo Buffett orientato alla ricerca di valore non “prezzato” dal mercato.

Fig. 1 Il metodo Warren Buffett.

wb

Solo questa approfondita analisi del Business, del Management, della Finanza e del Mercato ci permette, secondo Buffett, di assegnare un effettivo valore all’azienda sotto esame: Come si vede un processo,  molto complesso e difficile da replicare non solo per i piccoli investitori ma anche per gli analisti di settore, i quali hanno provato a semplificare l’approccio elaborando un modello (una formula finanziaria) che fosse in grado di darci in modo più semplice e diretto e con approssimazione accettabile il valore dell’azienda così come è concepito da W.B..

La formula più nota è quella della MPDM, no… non scherziamo non  è uno di quegli acronimi utilizzati dai ragazzini sui social del tipo  “Mi Piaci Da Morire“;  ma è il Multi-Period Dividend Discount Model, un modello che consente di calcolare il valore di una azienda andando ad attualizzare  i flussi di cassa futuri stimati dall’investitore.

Il principio alla base di questo modello  è che il valore odierno dell’azienda è dato dal rendere attuale la ricchezza che riuscirà a produrre in futuro, scontando  i flussi di cassa futuri.

Pertanto, oltre a calcolare quali saranno i flussi di cassa futuri che l’azienda produrrà, dobbiamo anche definire un tasso di sconto in grado di attualizzare tali flussi (Buffett, utilizza come tasso di sconto il rendimento dei titoli di stato a lungo termine)

Ecco riassunta  la formula:

formula 1 mpdm

Dove:

  • V– Valore  effettivo (intrinseco);
  • D– Flussi di cassa e/o dividendi distribuiti nel periodo futuro considerato;
  • P– Prezzo del titolo a scadenza del periodo considerato;
  • r – tasso di sconto applicato (rendimento dei titoli di stato a lunga scadenza).

Facciamo un esempio: ipotizziamo di voler calcolare il valore intrinseco della Società GAMMA sui prossimi 3 anni, e stimiamo che i flussi di cassa siano di 2,5 € il primo anno 3€ il secondo anno e 3,25 € il terzo anno. Per completare l’analisi dobbiamo anche stimare l’eventuale prezzo del titolo alla fine dei tre anni, nel nostro caso ipotizziamo 125,00€.

Ultima cosa da decidere è il tasso di sconto da applicare ai flussi futuri, in questo caso stabiliamo un tasso del 5%.

formula 2.

Applicando la formula:

formula 3

Nel nostro esempio, dunque il valore intrinseco della SOCIETA’ GAMMA è di 115,89 €.

A questo punto il nostro investitore non dovrà far altro che confrontare questo valore con il prezzo di mercato se quest’ultimo è inferiore di almeno un 25% (percentuale  ipotizzata come ideale proprio da W.B.) ecco che diventa conveniente acquistare il titolo.

In conclusione, come abbiamo potuto vedere, individuare il valore di un’azienda quotata, non è cosa  semplice e non è un compito che spetta all’investitore finale, pensare di mettere in pratica un approccio così complesso dopo aver seguito un corso di formazione di un sedicente esperto del metodo Buffett è una pia illusione.

Il vero vantaggio del metodo Buffet per un investitore, invece,  è quello di comprenderne la logica di fondo del suo approccio Valore/Prezzo; della sua scelta di non considerare la volatilità di breve periodo del mercato azionario come reale fattore di rischio ma solo come un “fastidio” da sopportare finché il suo investimento non raggiunga il valore stimato; di pianificare l’investimento come un imprenditore che crede nel progetto in cui investe e non come speculazione di breve; nel ricercare esclusivamente asset che hanno una elevata probabilità di generare ricchezza nel futuro prossimo senza seguire le mode del momento.

Tutto il resto non si può far altro che delegarlo a dei bravi consulenti capaci di selezionare strumenti e gestori di elevata qualità in grado di applicare i principi Value Investing del metodo Buffet.

Ovviamente questa delega comporterà un costo per l’investitore, in forma di fee dirette (per i consulenti indipendenti) o indirette (per i consulenti abilitati alla offerta fuori sede – commissioni di gestione degli strumenti selezionati), Questi costi dovranno essere chiari e trasparenti in modo da mettere l’investitore in condizione di valutare la congruità tra i servizi ricevuti e il costo sostenuto.

Non dobbiamo compiere l’errore di trasformare tutti i risparmiatori in esperti di finanza evoluta  (è un po’ come dire che per fare una visita medica specialistica devo diventare un esperto in medicina: è improponibile!!), dobbiamo invece impegnarci nel diffondere una cultura finanziaria diffusa che mette l’investitore in condizione di saper scegliere un buon consulente finanziario con un metodo comprovato e valido, L’investitore deve essere in grado di valutare l’appropriatezza degli investimenti fatti in relazione alle proprie esigenze, ai costi sostenuti ai tempi di impiego ed ai rischi da sopportare.

Più cultura finanziaria, più scelte consapevoli, meno sorprese indesiderate.

I guru che promettono di rendervi milionari con un corso in poche ore,  lasciateli perdere.

Cristofaro Capuano – Financial Coach

“I facili guadagni richiedono grandi rischi i grandi progetti richiedono tempo e pazienza”

 

 

 

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