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La carica dei gestori passivi: moda o nuova consapevolezza?

Dal 2008 al 2018 la fetta di risparmio globale destinata ai gestori passivi (fondi ed etf) è raddoppiata rispetto ai gestori attivi.
 
Per chi non lo sapesse ricordiamo che i gestori passivi sono quelli che tendono a replicare un mercato senza effettuare scelte specifiche limitandosi a “copiare” un indice e per questo non hanno una elevata rotazione di portafoglio che permette loro di avere dei costi molto contenuti: bassi costi di gestione, di negoziazione e di performance.
 
I gestori attivi invece sono quelli che si pongono l’obiettivo di selezionare sul mercato solo alcuni titoli per cercare di rendere più di quanto il mercato stesso riesca ad offrire, per fare questo essi spesso hanno una elevata rotazione dei titoli in portafoglio e molti più costi di gestione, di negoziazione titoli e spesso anche di performance.
 
Di certo da parte dell’investitore medio sta crescendo la consapevolezza che un buon investimento deve essere supportato anche da un adeguato controllo dei costi cosa che i fondi passivi permettono di fare.
 
E’ altrettanto vero, però, che negli ultimi anni la tendenza a fare dei fondi passivi il mantra della finanza è stata aiutata dalla particolare condizione di mercato che vede da oltre 10 anni un trend in salita senza soluzione di continuità ed un volatilità bassissima, scenario che rende il fondo passivo strumento ideale per investire.
 
Oggi tra gli addetti ai lavori, si fa un gran parlare di etf e fondi passivi, ponendo l’attenzione più sugli strumenti che sui comportamenti (sbagliati) degli investitori,  quasi a dire che basta lo strumento a risolvere i problemi di pianificazione  del risparmiatore medio  italiano, in altre parole ho la sensazione che si stia formando una vera  “bolla emotiva”  sugli strumenti passivi trascinati dai risultati degli ultimi dieci anni.
 
Un po’ come per il parco “buoi” dei mercati finanziari (i risparmiatori quando tutto sale ininterrottamente, guardano i risultati passati e si convincono ad investire proprio all’apice della salita, per poi vedere i loro soldi sfumare in poco tempo) così gli addetti di settore mostrano una eccessiva “euforia” per questi strumenti senza entrare nel merito dell’importanza della pianificazione patrimoniale nonché del controllo delle emozioni di un cliente.

Anche uno strumento efficiente come l’etf se assoggettato ad una cattiva interpretazione del suo utilizzo diventa inefficace.

 

Non vorrei che al cambiar del vento…. si salperà di nuovo sulla nave dei gestori attivi.

 
Cristofaro Capuano – Financial Coach
“Non sono gli strumenti a darti le performance ma i tuoi atteggiamenti”
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