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La bolla del credito è palese, ma siamo sicuri che scoppierà? Ecco perché le banche centrali cercheranno di impedirlo

La bolla del debito è matura, pronta a scoppiare al minimo intoppo, la paura degli operatori viene celata dalla divulgazione di  “notizie di distrazione di massa” per evitare che l’emotività dei mercati acceleri la deflagrazione.

Come tutte le bolle finanziarie anche quella del debito per scoppiare ha bisogno di  un detonatore. Nella maggior parte dei casi esso è rappresentato dall’eccessiva euforia degli operatori  che spinge i prezzi a livelli insostenibili nel lungo periodo fin quando qualcuno in indicherà che il “Re è Nudo” e tutti a scappare.

L’attuale  bolla del debito, però, presenta due aspetti non comuni a tutte le altre bolle:

  1. è pilotata dalle banche centrali di tutto il mondo;
  2. non vede la partecipazione euforica degli operatori.

Le banche centrali all’indomani della crisi del 2008 hanno attivato una serie di operazioni cosiddette “non convenzionali” per pilotare l’enorme debito globale in un porto sicuro provando ad uscire dalla crisi senza arrecare eccessivi danni collaterali.

Per prima cosa si è cercato di trasferire parte del debito privato (gran parte di esso in mano alle banche) nei bilanci degli stati, si è avuto in tal modo una graduale ma costante crescita del debito pubblico (oggi supera i 70 mila miliardi di dollari) e una continua immissione di moneta nel sistema finanziario attraverso l’acquisto diretto di quella parte di debito che il mercato non riusciva ad assorbire.

Subito dopo sono state finanziate (a tassi bassissimi) le stesse banche che erano in difficoltà per riacquistare sul mercato proprio quelle emissioni di nuovo debito pubblico utilizzato per salvarle.

UN VERO E PROPRIO “CORTOCIRCUITO”  TENUTO IN VITA SOLO GRAZIE ALL’ENORME EMISSIONE DI LIQUIDITA’ CREATA DAGLI ISTITUTI CENTRALI.

In altre parole, davanti alla crisi del debito del 2008/2009 il sistema ha risposto prima trasformando i debiti privati in debito pubblico (vedi link) e poi orientando le banche private ed le assicurazioni  ad acquistare quel debito.

In questo scenario un eventuale scoppio della bolla  genererebbe un crollo negli attivi delle banche tale da porre molte di loro in condizioni di chiaro default (fallimento!), situazione ovviamente insostenibile per l’attuale sistema finanziario.

Tab.1 – Tassi negativi al 19/08/2019. Fonte: Datastream

rendimenti negativi

 

Ma qual è il vero obiettivo degli istituti centrali e come pensano di uscire da una simile impasse?

C’é una sola via d’uscita ed è quella di erodere il debito nel tempo grazie al rapporto rendimento/inflazione.

L’idea dei banchieri centrali è semplice e si fonda su 4 semplici mosse.

Vediamo quali sono.

Prima mossa

Spostare le scadenze del debito pubblico da medio termine (oggi la gran parte del debito scade prima dei dieci anni) a lungo termine (oltre i 20 anni), non è un caso che negli ultimi periodi aumentano le emissioni dei titoli di stato ultradecennali (come il nostro BTP matusalem, o l’ultimo bund tedesco a 30 anni. (Vedi link).

Seconda mossa

Rendere il debito pubblico quasi infruttifero o con un rendimento inferiore al tasso di inflazione. Ciò significa che se oggi in media l’inflazione viaggia tra il 2 / 3 % a livello globale  il tasso di interesse medio pagato dagli stati sul debito pubblico dev’essere inferiore.

Terza mossa

E’ conseguenza delle prime due. Se si riesce a trasformare il debito di medio in debito di lungo periodo e a collocarlo con un tasso basso (se non addirittura negativo come sta accadendo negli ultimi anni un esempio è proprio l’ultima emissione del Bund tedesco trentennale senza cedola con un rendimento negativo del – 0,11%) inferiore all’inflazione ecco che il gioco è fatto.

Un debito di 100 euro a 30 anni con un tasso zero ed un’inflazione del 2% alla scadenza in termini reali varrà meno di 40 euro!

Questo perché l’inflazione anno dopo anno eroderà il potere d’acquisto di quel titolo e lo stato quando dovrà rimborsarlo, tra 30 anni,  non avrà grossi problemi di bilancio, perché quei 100 euro in termini reali varrano meno di 40.

Quarta mossa

Chi dovrà pagare il conto.

Ma a questo punto una domanda è d’obbligo, chi pagherà il conto?

Ad oggi sono le banche a tenere in bilancio la gran parte del debito pubblico di nuova emissione anche perché i privati non sono disposti ad acquistare titoli con rendimenti così risicati e negli anni si sono spinti verso mercati più rischiosi (quali quelli azionari) alla ricerca di rendimenti accettabili.

Ma siamo sicuri che le banche siano disposte a sacrificarsi? La mia idea è che quando le acque si calmeranno ci potremmo ritrovare questo debito infruttifero distribuito in fondi, strumenti finanziari strutturati e veicoli di diversa natura pronti ad essere venduti al risparmiatore finale, come spesso accade i buchi di bilancio di molte banche vengono riversati sui clienti.

Se le quattro mosse funzioneranno ecco allora che si eviterà lo scoppio della bolla, i risparmiatori si illuderanno, acquistando dalle banche titoli di stato o simili,  di aver protetto i loro soldi (senza fare i conti con l’inflazione) ed il debito pubblico globale sarà ridimensionato di un 40/50% nei prossimi 30 anni.

Riusciranno i nostri eroi…

(P.S.: ….l’unico “piccolo” problema è che in caso di fallimento e relativo scoppio della bolla le banche centrali non avranno più bazooka per sparare!!)
Cristofaro Capuano
Financial Coach
“Non inseguire i rendimenti ma controlla i rischi per costruire un solido futuro”

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