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HomeEconomia dei comportamentiInvestire significa prendersi cura dei propri risparmi: trasportali nel tempo e accresci la tua ricchezza.

Investire significa prendersi cura dei propri risparmi: trasportali nel tempo e accresci la tua ricchezza.

Semina, Coltivazione, Raccolto

Abbi Cura del Tuo Tempo Perchè C’è Sempre Una Stagione da Attraversare

Cura e Tempo sono due aspetti importanti di un investimento. La cura richiede attenzione e conoscenza di ciò che si sta facendo, il tempo diventa sinonimo di pazienza e capacità di superare i momenti difficili.

Il grafico mostra i differenti profili di un investimento (azionario, obbligazionario o 50/50) lungo la linea del tempo, comprendere questa differente profilatura è molto importante in quanto ci consente di prenderci cura consapevolmente dei differenti momenti di oscillazione degli asset investiti.

La prima fase è quella della semina che dura dagli 1 ai 3 anni e durante la quale le oscillazioni possono incidere sul nostro capitale in modo consistente. E’ in questo periodo che bisogna ove possibile approfittare per seminare bene e comprare a sconto quando il mercato e le nostre disponibilità economiche ci offrono l’opportunità.

La seconda fase dai 3 ai 7 anni è la fase della coltivazione, dobbiamo impegnarci nel mantenere il nostro seminato attraverso opportuni aggiustamenti (es. constant mix etc.) che ci permettono di mantenere in equilibrio la nostra esposizione al rischio.

L’ultima fase dai 7 anni in poi è quella della raccolta, che sarà più o meno abbondante a secondo dei cicli economici trascorsi delle opportunità colte e degli asset sottoscritti (azioni, obbligazioni o una loro combinazione).

Ma siamo disposti ad aspettare?
NO.
Questo rende un risparmiatore un “non investitore”, ma se la prima regola che un investitore deve rispettare è quella di “saper attendere”, qual è la seconda?

Saper Perdere.
Vuoi guadagnare di più. Ok, Cosa sei disposto a perdere?

La provocazione ci sta tutta, se vuoi guadagnare di più devi essere disposto a perdere di più.

Mettiamola giù meglio.

La perdita di cui parlo non è una perdita definitiva ma una oscillazione cui siamo disposti a sopportare per un periodo di tempo più o meno lungo (varia a secondo dell’asset selezionato. Quello che in molto chiamano il drawdown, la discesa di un asset per un certo periodo di tempo. Ecco allora che la mia aspettativa di rendimento debba misurarsi con la profondità di una discesa (-5%, -10% … -50%) e con la durata della stessa, un tempo minimo per ritornare in superficie.

Se siamo capaci di sostenere questa duplice prova “profondità e tempo di attesa” possiamo passare alla “fase 2” e decidere dove investire.

Il grafico mostra una sorta di frontiere efficiente per asset tradizionali dalla liquidità alle azioni dove in modo chiaro all’aumento del rendimento corrisponde un livello di rischio maggiore, io preferisco tradurre che ad un rendimento più alto corrisponde una profondità maggiore ed un tempo di attesa più lungo.

Ecco allora perché è importante rispondere ad un’altra domanda:

Quando investiamo compriamo Rischio o Rendimento?

Diciamocelo, più che i rendimenti attesi, dovremmo porre la nostra attenzione sui rischi sostenibili e sul fatto che l’unico modo per gestire opportunamente un investimento (azioni, obbligazioni, oro etc..), è “essere consapevoli” che il propulsore di tale investimento non sarà mai ciò che prevediamo sul rendimento ma ciò che riusciamo a sopportare emotivamente come rischio.

Pianificare un portafoglio finanziario sostenibile significa riconoscere ed accettare i rischi insiti in ogni forma di impiego. Saper distinguere tra rischio e pericolo, il primo ha una possibilità di gestione nel tempo, il secondo no lo si può evitare ma quando si presenta il danno è ineliminabile.

Molti operatori di settore tentano periodicamente di stimare i rendimenti attesi sui mercati finanziari (vedi grafico), ma anche queste previsioni vanno inquadrate nell’alveo della poca affidabilità, nel lungo periodo la performance di un sistema economico (e di converso anche di un mercato finanziario), dipende da molteplici fattori impossibili da decifrare in anticipo: Innovazione, Ricerca, Tecnologia, Produttività, Distribuzione della Ricchezza, Evoluzione Demografica, Flussi Migratori, Politiche Commerciali etc.. etc…

Questo è il motivo per cui nel mio approccio preferisco concentrare l’attenzione sul rischio che bisogna assumere, piuttosto che partire dal rendimento atteso sperando di sopportare il rischio.

A questo punto potremmo sentirci pronti ad investire?

Quasi.

Una volta compreso che bisogna saper aspettare, accettare le perdite di periodo ed essere consapevoli che ciò che conta è il rischio assunto e non il rendimento atteso, dobbiamo solo affrontare gli ultimi due aspetti di una efficiente pianificazione finanziaria.

tener conto del nostro ciclo di vita
definire un processo di investimento

Più Invecchi, Meno Credi Nel Futuro

Il ciclo di vita di Franco Modigliani (premio Nobel per l’Economia), ha dimostrato quanto sia importante pianificare l’accumulo di risparmio, l’investimento ed il decumulo dello stesso nei tre differenti momenti del nostro ciclo di vita: inizio lavoro e carriera, stabilità e maturità lavorativa, pensione.

Ogni fase della propria vita necessita di una programmazione finanziaria tra accumulo, consumo e decumulo in linea con le differente esigenze del “momentum di vita in essere”.

Uno degli aspetti più importanti da considerare è anche quello psicologico, differenti età generano differenti aspettative sul futuro sia personale che collettivo. L’avanzare dell’età, spesso, riduce la fiducia sul futuro (vedi grafico) e sulla capacità dell’uomo di uscire dall’ennesima crisi economica, sociale o sanitaria (ogni riferimento è puramente casuale).

Anche nel mondo finanziario, gli investitori, i gestori, gli analisti i consulenti, subiscono questa distorsione cognitiva legata all’età, il grafico mostra come al variare dell’età variano le aspettative di ribasso futuro dei mercati.

Per questo motivo una volta definito il proprio profilo di investimento (rischio, tempo, rendimento atteso, obiettivi, esigenze etc…), il modo più efficace per porlo in essere è attraverso un PROCESSO prestabilito che fondi la sua azione su un METODO ed una serie di COMPORTAMENTI consapevoli, in grado di separare l’impulso emotivo dalle scelte di investimento.

La vera forza di un investitore consapevole è fare “scelte libere” dalle proprie emozioni.

Troppe volte vediamo consulenti (indipendenti e non), gestori, analisti, trader e guru vari armeggiare con formule, indici, teorie e statistiche.

Presentare serie storiche lunghissime suffragate da teorie astruse per dimostrare più la loro sapienza, che l’effettiva credenza in quello che stanno dicendo.

Purtroppo i mercati finanziari sono “Sistemi Adattivi Complessi” impossibili da prevedere, difficilmente stimabili, cosa significa?

Significa che nonostante tutte le teorie che vediamo in giro nei testi di economia, nonostante tutti i tentativi fatti (premi nobel compresi) di poter interpretare i comportamenti dei mercati, i mercati sono “in-interpretabili” in quanto fenomeno umano collettivo che adotta i suoi comportamenti attraverso reazioni emotive di breve periodo.

Le emozioni che pervadono i mercati li rendono indecifrabili. Ecco allora che strutturare un portafoglio semplice il cosiddetto “portafoglio permanente” (con 25% azioni, 25% obbligazioni, 25% oro/materie prime, 25% liquidità) permette nel lungo periodo di ottenere grandi risultati e ridurre considerevolmente i rischi (vedi grafico linea viola).

Ma allora perché non lo si fa?

Perché il problema non è la costruzione dell’asset (la tecnica) ma la gestione dei comportamenti (il processo di investimento).

Processo = METODO + Comportamenti = Scelte Consapevoli = Risultato

L’Investitore “Stupido” Batte I “GURU”: Strategie Semplici generano spesso Risultati Resilienti.

Cristofaro Capuano

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