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Indagine Centro Studi L. Einaudi: Risparmiatori Italiani ed investimenti, ancora troppa poca consapevolezza

Elaborando alcuni dati dell’ultima “Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2018” dell’Istituto Luigi Einaudi (ricerca per conto di Intesa San Paolo) si evidenziano alcuni limiti culturali degli italiani nella gestione del risparmio:

 

  • Risparmio inconsapevole
  • Motivazioni di risparmio inesistenti
  • Investimento azionario ridotto
  • Gestione emotiva dei tempi di investimento

 

Risparmio inconsapevole

Il primo aspetto riguarda la consapevolezza nell’accantonare risparmio: gli italiani sono dei grandi risparmiatori “inconsapevoli”, a differenza di ciò che si possa pensare, l’enorme stock di risparmio è stato prodotto (per gran parte) senza destinare consapevolmente una quota del proprio reddito all’accantonamento ma solo in funzione del fatto che il reddito prodotto fosse di gran lunga superiore alle spese da sostenere per soddisfare i propri bisogni.

In pratica gli italiani non hanno quasi mai pianificato l’accumulo del loro risparmio per rispondere ad esigenze future, hanno risparmiato di default in ragione della crescita del loro reddito rispetto ai costi.

Fig.1 – dove nasce il risparmio

risp1

 

La fig. 1 mostra come nel nel periodo 2017-2018 i risparmiatori occasionali (non intenzionali) siano superiori a quelli intenzionali.

Motivazioni di risparmio inesistenti

Questo comportamento denota anche la totale assenza di  controllo del proprio bilancio familiare. si affrontano le spese senza programmazione ma spinti dagli stimoli esterni e senza porsi alcun obiettivo di risparmio.

Il risparmio diventa dunque un elemento occasionale e non programmato:  prima consumo e spendo e poi vedo se a fine mese mi resta qualcosa da accantonare.

Questo spiega anche perché negli ultimi anni molte famiglie perdono il controllo dei loro consumi e si indebitano o vengono imbrigliate in situazioni davvero difficili da risolvere.

Un simile atteggiamento è anche il frutto della poca consapevilezza delle motivazioni per cui si dovrebbe risparmiare.

Poche persone nell’arco della loro vita definiscono con precisione gli obiettivi che intendono raggiungere, le esigenze che vogliono soddisfare ed i tempi di realizzazione.

Questa assenza di programmazione non stimola il risparmio consapevole e come si vede dalla fig. 2 la motivazione principale che gli italiani danno  al loro accantonamento è identificata genericamente con gli “altro e/o imprevisti”.

Fig.2 – Le motivazioni del risparmio

risp

 

Investimento azionario ridotto

Questa mancata identificazione degli obiettivi di vita e delle esigenze da soddisfare  spinge la gran parte dei risparmiatori ad accantonare il risparmio in strumenti liquidi per paura che da un momento all’altro si verifichino degli imprevisti.

Si preferisce mantenere una montagna enorme di liquidità sul conto corrente (subendo enormi perdite per effetto dell’inflazione) senza programmare alcuna forma di investimento.

Ci dà prova di ciò la fig. 3 dove  si evidenzia come la quota del patrimonio finanziario investita in azioni sia inferiore al 10%!

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Questo significa perdere opportunità di accrescere il proprio patrimonio attraverso investimenti di medio lungo periodo su asset con rendimenti attesi più elevati.

Gestione emotiva dei tempi di investimento

Proprio l’assenza di pianificazione e la gestione dei propri risparmi su orizzonti temporali molto brevi, tendono a condizionare emotivamente gli investitori soprattutto quando impiegano i loro risparmi su asset azionari.

 

In questi casi, infatti la tendenza è quella di entrare ed uscire dall’investimento cercando di anticipare i mercati e di evitare perdite. Cosa invece che, invece, si verifica sistematicamente.

La fig. 4 mostra i tempi di permanenza dei titoli azionari nei portafogli degli italiani e i dati sono inequivocabili: quasi l’80% degli investitori detengono titoli azionari per un periodo non superiore a due/tre anni.

Questo é il risultato di una mancata programmazione degli investimenti, di una poca conoscenza della natura dei mercati finanziari in cui si investe e di una reazione impulsiva, emotiva alle oscillazione degli stessi.

Fig.4 – tempi di permanenza dei titoli azionari in portafoglio

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In sintesi l’indagine del Centro Studi Einaudi conferma l’enorme gap culturale che i risparmiatori italiani presentano sulle tematiche del risparmio e della pianificazione finanziaria.

Lavorare per colmare tale gap deve essere  un impegno concreto di tutti i protagonisti del sistema finanziario italiano.

Sono convinto che una maggiore consapevolezza finanziaria potrà generare più stabilità e ricchezza sia per le famiglie sia per gli operatori del settore.

 

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