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Il Titanic sta affondando, tracollo Inps -38 miliardi nel 2018 pensioni sempre più in bilico

Se dovessimo considerare l’istituto di previdenza come un istituto sottoposto alle regole dell’economia aziendale sarebbe FALLITO da anni.

Il tracollo finanziario dell’INPS non è una novità, da decenni le entrate contributive, tutti i versamenti fatti dai lavoratori e dalle aziende accantonati a fini previdenziali, non riescono a compensare le uscite dovute alle pensioni che l’istituto eroga ogni anno.

E’ una continua rincorsa anno dopo anno nel cercare di arginare la falla attraverso la revisione dei i requisiti di pensionamento (età pensionabile, parametri di conversione in rendita etc…). 

Ma come l’iceberg col Titanic ormai il danno è divenuto irreparabile, meglio preparare le scialuppe e tentare di salvarsi. Ma bisogna essere attenti nel pianificare una  rendita alternativa alla pensione ed essere veloci nel farlo, non si può perdere altro tempo altrimenti ci si illude di essere a bordo di una gigantesca e bellissima nave da crociera la quale però è destinata ad affondare.

Attualmente l’età pensionabile è salita a 67 anni e nel giro di pochi lustri arriverà a 70, nonostante questo le pensioni saranno sempre più esigue ed inconsistenti.

A voler dare un dato molto semplice da leggere, attualmente un contribuente che versa all’Inps 100.000 euro riceve in cambio circa 450 euro di pensione mensile!

Questo significa che per ottenere un assegno previdenziale di 1500 euro è necessario versare un importo minimo  di 300.000 euro!

Difficilissimo nell’attuale contesto lavorativo, dove i ragazzi iniziano a lavorare in media a 28/30 anni  con contratti saltuari e a tempo determinato e contributi quasi inesistenti, la maggior parte di loro rischieranno di trovarsi a 70 anni con un montante contributivo (somma complessivamente versata all’INPS) tra i 150 e 200 mila euro e con un’aspettativa di pensionistica di appena 750/1000 euro!

Non lasciatevi ingannare i 750/1000 euro sono al lordo dell’inflazione se dovessimo considerare anche l’effetto che la stessa potrebbe avere nei 40 anni di versamenti avremmo un valore reale dell’assegno pensionistico di circa 350/400 euro mensili: una debacle.

Ma quali sono i motivi di questo fallimento?

Molteplici, ma a  ben vedere li potremmo sintetizzarli in 3 punti principali:

  1. Una gestione scapestrata del bilancio dell’istituto. Infatti mentre si è passati dal regime retributivo al contributivo, il sistema di erogazione delle pensioni è ancora a  ripartizione, un obbrobrio vero è proprio, spieghiamoci meglio, mentre prima col sistema retributivo io ricevevo una pensione in ragione del mio ultimo stipendio, oggi la mia pensione dipende da quanti contributi verso, ma nello stesso tempo non esiste presso l’Inps nessun accantonamento reale dei miei contributi in quanto quello che verso è utilizzato per pagare le pensioni di chi oggi percepisce l’assegno (sistema a ripartizione)! Quindi il mio montante presso l’inps non esiste è solo un conto fittizio virtuale.
  1. L’Inps è diventata una spugna al servizio della  politica che usa per erogare tutte quelle prestazioni assistenziali (invalidità, assistenza sul lavoro etc..) che non dovrebbero competere ad un istituto di previdenza ma che fanno comodo ai fini elettorali ed inoltre sempre la politica grazie all’uso della “spugna” Inps sta spostando tutte quelle casse previdenziali in difficoltà e con enormi  buchi di bilancio all’interno della gestione Inps annacquando ancora di più i conti dell’istituto.
  1. Il ritardo con cui si è affrontata la riforma previdenziale la quale doveva essere fatta negli anni novanta mentre è stata parzialmente avviata nel secondo decennio degli anni duemila oltre 20 anni dopo!

C’è musica sul ponte del Titanic, meglio non distrarsi e correre a cercare una scialuppa.

 

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