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Il Bilancio delle Banche Centrali è zeppo di Titoli ma i Debitori Riusciranno a Rimborsarli?

Uno degli aspetti su cui discutono gli economisti da circa un decennio è come risolvere il dilemma dei titoli in pancia alle Banche centrali.

Facciamo un passo indietro.

Con la crisi finanziaria del 2007/2009 le banche centrali per salvare il sistema hanno inondato il mercato di moneta acquistando a mani basse titoli di ogni ordine e grado (negli ultimi mesi si parla anche di junk bond titoli spazzatura).

Questo è stato lo strumento principale (non convenzionale) messo in campo dagli istituti centrali per stampare moneta e allo stesso tempo sostenere le quotazione di obbligazioni e titoli di stato che all’epoca erano sull’orlo di una crisi irreversibile.

Missione compiuta?

Solo in parte, perché a fronte di tale azione si doveva ristrutturare completamente il sistema finanziario globale, ma su questo fronte non si sono avuti segnali chiari anzi tutto è rimasto dov’era.

Ed ecco che con la crisi esogena da Covid19 il sistema finanziario rischiava di collassare di nuovo, così le banche centrali ormai già avvezze all’operatività non convenzionale hanno nuovamente dato impulso alle “stamperie” per emettere nuova moneta e comprare di tutto.

Il problema però resta, questo enorme debito governativo e non  prima o poi arriverà a scadenza e qualcuno dovrà pagarlo.

Una strada l’ha tracciata Mario Draghi in un suo recente intervento sulla stampa internazionale in cui ha sottolineato più volte la necessità che i debiti privati fossero assorbiti dagli stati senza indugio.

Ma perché?

Qual è il vero obiettivo di una simile politica?

In questo modo non  si fa altro che aggravare i conti pubblici e di converso impoverire le economie di quei paesi come l’Italia enormemente esposte sul debito pubblico?

Una delle possibili interpretazioni di questa posizione dell’ex governatore delle BCE è che l’obiettivo di una simile strategia è far sì che gli stati ripuliscano le aziende ed i privati dai debiti, le banche centrali acquistino il debito pubblico per poi trasformarlo in debito perpetuo vale a dire senza scadenza senza possibilità di rimborso.

Questa posizione sempre più sostenuta da economisti ed operatori del settore presenta però due controindicazioni, la possibilità un enorme fenomeno inflattivo (vista la quantità di moneta che rimarrebbe in circolazione), la mancata selezione naturale dell’efficienza allocativa delle risorse, tradotto: siccome lo stato prima e le banche centrali poi salveranno tutto e tutti, si falsa il mercato e non sopravviveranno più gli operatori più efficienti e maggiormente competitivi, tutto a scapito della produttività e dell’innovazione.

 

Di certo ad oggi queste due controindicazione (inflazione e calo della produttività) rappresentato il male  minore.

Dal 2008, insomma, il ruolo delle banche centrali è cambiato definitivamente, le operazioni non convenzionali oggi rappresentano la norma, la politica ha dimostrato di non essere troppo debole per  risolvere i problemi del sistema finanziario globale, ed ecco che lo stesso sistema finanziario che cerca una strada per uscirne senza auto-disintegrarsi.

Ce la faranno?

 

 

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