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I rischi del DEBITO PUBBLICO ITALIANO: l’Europa ci bacchetta per l’eccessiva spesa ma come stanno veramente le cose?

LA MIA VISIONE SUL DEBITO PUBBLICO ITALIANO.

L’Europa ci bacchetta per il TROPPO debito ma come stanno veramente le cose?

Un primo distinguo da fare è  tra debito dello stato (anche chiamato debito pubblico) e debito paese (il debito complessivo formato da debito pubblico, debito delle famiglie e debito aziende).

Partendo da quest’ultimo, il debito complessivo dell’Italia espresso in % (vedi tabella) del pil è inferiore  alla media dei paesi avanzati ed anche degli USA e dell’intera Area Euro.

Questo perché sia le aziende che le famiglie italiane mostrano una propensione all’indebitamento di gran lunga inferiore agli altri paesi sviluppati.

La vera questione dunque gravita tutta intorno al debito pubblico.

Cerchiamo di capire il perché.

Il debito dello stato italiano oramai viaggia sopra il 130% del pil ma anche questo apparentemente non dovrebbe essere un problema, infatti se paragoniamo il nostro debito statale con quello dei giapponesi (vedi tabella) scopriamo che questi ultimi addirittura presentano un passivo del 200% del loro Pil!

Ma allora perché il Giappone è in acque relativamente tranquille mentre l’Italia è sempre in burrasca?

Perché il nostro debito non è uguale a quello giapponese!

Due sono i motivi:

1. In Giappone, così come quasi tutti i paesi, vi è la presenza di una banca centrale che opera in sinergia con le istituzioni nazionali e in qualità di prestatore in ultima istanza può intervenire sul mercato acquistando (più o meno direttamente) il debito in eccesso evitando in tal modo ogni sorta di speculazione sul debito.

In Italia, invece, la nostra banca centrale (Banca d’Italia), con l’entrata in vigore della moneta unica, ha trasferito tutti i suoi poteri alla nuova banca centrale europea (BCE) la quale non può interagire istituzionalmente con nessuno degli Stati membri. Il suo unico obiettivo dichiarato dovrebbe essere il contenimento dell’inflazione al di sotto del 2% e null’altro!

In parole povere in una situazione di crisi (come quella che stiamo vivendo noi italiani) la BCE non potrebbe intervenire per calmierare le spinte speculative, ne’ interagire con il parse in difficoltà per definire le mosse da fare.

In questi ultimi anni, infatti è stato solo grazie  all’intraprendenza “fuori dalle regole” del SUPERMARIO (draghi) BROS nazionale che si è  riusciti a contenere le sfuriate degli speculatori grazie a misure “non convenzionali (cioè non previste quali: il Qe, Ltro etc..).

Tanto è vero che  nell’ultima riunione il governatore della Bce pur dichiarando chiuso al 31 dicembre 2018 il QE, ha sottolineato che rinnoverà l’acquisto dei titoli già in portafoglio finché ci sarà bisogno!

Tradotto: “i Btp ed gli altri titoli di stato che ho in portafoglio appena mi scadono li ricopro evitando così, almeno in parte, le scorribande speculative”.

Praticamente siamo con il cappello in mano a chiedere protezione ad un organo sovranazionale (che per ora ci assseconda grazie alla presenza di un Italiano) e che se,, e quando, vorrà potrà staccare la spina lasciandoci in balia delle onde.

Solo ora si può comprende perché il nostro debito è più sensibile di quello Giapponese o di altri paesi a sovranità monetaria nazionale.

Ma non è finita qui, perché a fronte di questa debolezza “tecnica” del nostro sistema c’è anche una debolezza strutturale, politico-culturale.

2. Infatti la seconda differenza tra noi e il Giappone è nell’utilizzo produttivo del debito, stesso.

Negli anni il debito emesso è stato destinato perlopiù ad impieghi improduttivi (interessi e spesa corrente) e quelle poche volte che lo stesso veniva destinato agli investimenti strutturali, gli stessi erano poco efficienti ed incapaci di generare ricchezza (a causa di corruzione, oneri gonfiati, materiali scadenti etc.. etc…).

In altre parole il nostro debito è di qualità scadente perché nel momento in cui lo stato ottiene a prestito le risorse dagli investitori, le spreca o le impiega nell’effimero.

Facciamo un esempio: un imprenditore va in banca per chiedere un finanziamento al fine di comprare una attrezzatura per la sua impresa e dopo aver ottenuto il finanziamento spendesse quei soldi per acquistare una “Porsche”!!!!

ASSURDO, INCONCEPIBILE EPPURE NOI LO FACCIAMO COSTANTEMENTE DA 40 ANNI, CHIEDIAMO A PRESTITO PER SPENDERE TUTTO NELL’EFFIMERO.

Il Giappone ha un debito pubblico del 200% ma se ti trovi in vacanza nel Sol levante difficilmente troverai ponti pericolanti, strade poco asfaltate, cattedrali di cemento scadente etc..,

Il Giappone il suo debito lo investe in modo produttivo facendo funzionare i servizi di supporto ad aziende e cittadini, tutta qui la differenza!

Ecco perché si fidano del GIAPPONE e poco dell’ITALIA!

Riepilogando,

1. Il debito del paese italia nel suo complesso (stato, aziende, famiglie) non è elevato rispetto alla media dei paesi occidentali.

2. È solo il debito statale (pubblico) a preoccupare gli investitori per 2 motivi:

– l’assenza di una banca centrale autonoma in grado di stampare moneta in caso ci siamo attacchi speculativi al nostro debito,

– la bassa qualità del nostro debito sempre più impiegato in spesa improduttiva ed investimenti poco efficienti.

Forse ora può essere un po’ più chiaro perché negli ultimi mesi tantissimi stranieri hanno venduto i nostri titoli di stato spaventati da un circolo VIZIOSO che è duro a morire!

Investire è facile ma non è semplice.

Cristofaro Capuano

Financial Coach

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