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Ecco perché ogni risparmiatore dovrebbe sempre investire una parte dei suoi risparmi nel mercato azionario.

Parlare ai risparmiatori italiani di azioni e mercati azionari sembra quasi un’eresia,  il popolo dei  BOT con la sua storica  venerazione per i titoli di stato  è sempre stato ostile  ad ascoltare le ragioni di chi investe in azioni, figuriamoci persuaderli sul fatto che  investire nel mercato azionario possa essere molto più conveniente che in titoli di stato, obbligazioni o strumenti simili.

Ma oggi voglio correre questo rischio, voglio sfidare gli scettici dell’investimento azionario cercando di spiegare loro perché sia fondamentale detenere in portafoglio una quota di azioni ben diversificata per costruire un portafoglio efficiente.

Partiamo subito.

La prima domanda da porsi è:  perché investiamo i nostri risparmi?

Risposta: per due motivi principali,  trasferire le risorse nel tempo cercando di proteggerle dall’inflazione (caro vita), ottenere un incremento della ricchezza disponibile.

In pratica quando  investo i miei  soldi, mi aspetto che dopo un certo numero di anni il capitale impiegato abbia un maggiore potere d’acquisto, la mia ricchezza sia cresciuta.

Ma chi produce realmente la ricchezza? O meglio, in base a quale fenomeno l’uomo riesce a produrre dal nulla nuove risorse? Qual è il processo attraverso il quale nei millenni l’essere umano è riuscito a genera un maggior valore nelle cose?

Sembrano domande difficili, invece no,  la risposta è molto semplice ed è unica: l’IMPRESA.  

Ad oggi, l’unico fenomeno umano in grado di generare in modo duraturo e costante nel tempo  nuova ricchezza è l’attività d’impresa. Solo chi intraprende un’attività costituendo un’azienda e combinando il capitale con il lavoro (cosiddetti fattori produttivi) è capace di utilizzare beni che separatamente valgono un TOT trasformandoli  in nuovi prodotti che sul mercato varranno un TOT + X.

Quell’X in più è la creazione di nuova ricchezza. Nelle aziende la nuova ricchezza prodotta la potremmo misurare con gli utili che la stessa riesce ad ottenere di periodo in periodo.

Ma il vero punto è un altro,  l’impresa essendo l’unico motore su cui poggia la creazione di ricchezza, tutte le altre strutture sociali, economiche e finanziarie (lo stato, i lavoratori, i soci aziendali, le strutture parastatali, le aziende pubbliche, le onlus, gli immobili etc..)  poggiano su di essa. Tutti si abbeverano all’unica fonte possibile: il valore che l’impresa riesce a creare.

Per comprendere meglio il concetto immaginiamo un mondo composto da un’unica grande impresa, con un unico grande stato, un unico dipendente etc…; l’intero sistema per reggersi in piedi non può fare altro che sperare che l’impresa sia in grado di creare la ricchezza necessaria a soddisfare tutti,  in caso contrario il sistema imploderebbe.

Ma vediamo come fa la nostra impresa a mantenere in piedi l’intero sistema.

Partiamo dallo stato: attraverso la tassazione degli utili delle imprese, lo stato ottiene le risorse necessarie per pagare le spese correnti e gli investimenti pubblici di lungo periodo, inoltre se lo stato è indebitato utilizzerà  le tasse trattenute sugli utili  per pagare gli interessi sui titoli di stato ed il rimborso del capitale a scadenza.

Pertanto chi sottoscrive titoli di stato deve sapere che il rimborso nel lungo periodo è garantito solo se c’è un impresa (o un sistema di imprese) in grado di garantire una produzione di ricchezza tale da assicurare allo stato (attraverso la tassazione) le risorse minime per mantenere i suoi impegni debitori.

Ecco spiegato i tantissimi fallimenti di stato che negli ultimi 200 anni hanno visto tanti risparmiatori perdere i loro soldi dopo aver investito in titoli Governativi convinti di stare al  sicuro.

Fig.1. Le Insolvenze di Stato.mappa fallimenti

Se lo stato non può fare a meno della ricchezza prodotta dall’impresa per mantenere i propri impegni, lo stesso dicasi per il Dipendente il cui reddito è dovuto esclusivamente  alla capacità dell’impresa di creare utili.

Lo stipendio che un impiegato e/o un operaio incassa a fine mese non è altro che una parte di ricchezza che l’impresa è riuscita a generare grazie alle sue attività. La ricchezza in mano al  dipendente (Case, Automobili, Vacanze, Barche… etc.), dunque, proviene tutta dall’impresa in cui lavora.

Di conseguenza anche  le  tasse che lo stato trattiene sul reddito dei dipendenti indirettamente arrivano dalla ricchezza prodotta dall’impresa.

Fig. 2 Trasferimento di ricchezza

IMPRESA E VALORE (2) - Copia - Copia

Senza il fatturato e successivo utile  non solo mancherebbero le risorse per pagare lo stato ed i dipendenti ma anche quelle necessarie a soddisfare i fornitori che sono altre aziende in grado di generare a loro volta ricchezza.

Continuiamo, sempre la ricchezza prodotta dall’azienda è alla base del pagamento degli interessi  e del capitale sulle Obbligazioni, dunque anche se su carta la sottoscrizione di un titolo obbligazionario è garantito, questa garanzia diventa carta straccia nel momento in cui l’azienda non riesce più a produrre utili.

Infine abbiamo gli immobili, molti sono convinti che il mercato immobiliare sia un mercato autonomo in grado cioè di produrre ricchezza da sé. Ma questa posizione è alquanto ingenua, il mercato degli immobili come di qualsiasi altro bene dipende dalla domanda e dall’offerta.

Chi  acquista,  prende dall’azienda in cui lavora o ne è proprietario, le risorse necessarie per  fare un offerta, di conseguenza la domanda del mercato immobiliare si forma in ragione della capacità che hanno le imprese di generare e distribuire ricchezza.

Fig. 3 La distribuzione di ricchezza di un’impresa.

IMPRESA E VALORE (2) - Copia

 

 

Facciamo un esempio: se il Sig. G  (dirigente d’azienda) ha intenzione di comprare una casa, le risorse a sua disposizione provengono dallo stipendio che l’azienda gli fornisce, e anche nel caso lui acquisti con un mutuo, il mutuo sarà concesso solo in relazione al reddito percepito presso la sua azienda.

A questo punto tiriamo un po’ le fila.

L’impresa è l’unica realtà che riesce, combinando i fattori produttivi (capitale e lavoro), a generare nuova ricchezza: Questa ricchezza viene distribuita a vari portatori di interesse (stato, dipendenti, fornitori, etc..) ma chi ne trarrà i maggiori benefici sarà l’imprenditore, il proprietario.

Nelle aziende più evolute la proprietà viene assegnata attraverso delle quote chiamate azioni, dunque gli azionisti sono proprietari della stessa e possono nel medio/lungo periodo ottenere la maggiore assegnazione della ricchezza prodotta.

Senza le imprese in grado di produrre nuova ricchezza nessuno strumento finanziario (titoli di stato, obbligazioni,  etc..) potrebbe garantire i rendimenti attesi.

In altre parole  mentre i possessori di titoli di stato, gli obbligazionisti,  etc. usufruiscono indirettamente  di una piccola parte della ricchezza che l’azienda riesce a produrre,  i proprietari dell’azienda (gli azionisti),  beneficiano direttamente della quota più importante di ricchezza prodotta.

Compreso questo concetto quando si pone in essere una pianificazione finanziaria  sugli orizzonti di medio/lungo periodo non inserire asset azionari è irrazionale, in quanto nel lungo periodo solo le azioni (che sono titoli di proprietà di imprese) possono generare  ricchezza diretta ed in gran quantità, tutto il resto sono solo dei surrogati le cui fortune dipendono dal destino dell’azienda.

Nel tempo i mercati azionari sono gli unici a produrre ricchezza in abbondanza, nella figura sotto riportata si evidenzia proprio la capacità dei tre strumenti finanziari principali (azioni, obbligazioni e cash) di accumulare ricchezza nel tempo.

Fig.4  La ricchezza e gli strumenti finanziari. 

mercati

La differenza è abissale, nell’arco di 218 anni  il mercato azionario ha prodotto ricchezza per oltre 2000 volte rispetto al dollaro investito mentre quello obbligazionario ha “performato”  per sole 13 volte. Il mercato monetario infine  nello stesso periodo è riuscito solo a raddoppiare il valore, magra consolazione.

Ovviamente investire stabilmente una quota del proprio patrimonio in azioni richiede l’applicazione di un opportuno  protocollo di investimento  andando a ricercare strumenti diversificati di natura globale ed efficienti, in grado di eliminare quei rischi legati alla singola azienda (cosiddetti rischi specifici), ma questa è un’altra storia.

In conclusione l’aspetto importante da comprendere è che l’intero sistema degli investimenti si regge sulle aziende ed i loro profitti, di conseguenza il mercato azionario è l’unico vero generatore di ricchezza e su esso poggiano tutti gli altri strumenti finanziari che potremmo considerare dei veri e propri surrogati (beneficiano indirettamente della ricchezza prodotta dal mercato azionario). Dar vita ad una pianificazione finanziaria e non investire una quota del proprio patrimonio nel mercato azionario è un po’ come acquistare una ferrari e non comprare la benzina: resti fermo a guardarla.

 

“I facili guadagni richiedono grandi rischi i grandi progetti richiedono tempo e pazienza”

Cristofaro Capuano

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