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E’un delitto non inverstire in azioni

Parlare di investimenti senza dedicarsi alle azioni è come giocare a calcio senza palla.

Nel tempo l’unico vero veicolo in grado di produrre  valore sono state  le azioni le quali, ricordiamolo, rappresentano semplicemente quote di proprietà di una azienda.

In fondo chi acquista un’azione è come se acquistasse un piccolo pezzetto di quell’azienda, diventandone proprietario (pro-quota) a tutti gli effetti.

Purtroppo quando i risparmiatori acquistano azioni non ragionano da imprenditori, non selezionano l’azienda per il progetto che rappresenta ma esclusivamente per  speculare.

Non colgono il valore che l’azienda offrirà nel tempo grazie alla sua crescita reale (e non solo finanziaria), ma stanno lì ad aspettare variazioni “emotive” del mercato per guadagnare qualche punto percentuale sul capitale investito assumendo al contempo dei rischi elevatissimi.

Nel nostro sistema produttivo l’unica entità che riesca a creare valore sono le imprese, solo l’impresa combinando il lavoro, con le attrezzature e le materie prime riesce a generare un “plus”, una ricchezza, un incremento di valore grazie alla  differenza tra il costo dei fattori produttivi ed il prezzo di vendita del prodotto o servizio offerto.

In effetti a pensarci bene gli altri attori dell’economia capitalistica moderna vivono sulle spalle dell’impresa:

  • lo stato attraverso le tasse 
  • gli enti pubblici non statali
  • i lavoratori attraverso gli stipendi
  • le tasse prelevate dai lavoratori sono indirettamente prelevate alla ricchezza che l’impresa ha generato, grazie alla quale il lavoratore ha potuto avere uno stipendio  su cui lo stato richiede il suo obolo.
  • gli altri attori parastatali o simili (ospedali scuole, etc..) finanziati dalle tasse vivono tutti grazie alla creazione di ricchezza delle imprese.

In altre parole, l’intera società moderna si sostiene sulla capacità delle imprese di generare valore, le imprese rappresentano il bene più prezioso che un paese può avere perché è grazie ad essa che la macchina stato può funzionare.

Ma allora se la ricchezza del mondo è generata esclusivamente da imprese  perché quando investiamo i nostri risparmi per accrescere il nostro patrimonio mostriamo una certa ritrosia nell’investire in azioni?

Forse è  un retaggio culturale, legato alla cattiva comprensione di cosa significhi investire e dei tempi necessari per ottenere risultati.

Siamo stati abituati a considerare “investimento” un titolo di stato che scadeva dopo tre mesi, a credere che tutto fosse garantito da “mamma- stato” e che i rischi li correvano le persone sprovvedute o che giocano al casinò (o in borsa!!!).

Ma dal 2008 la musica è cambiata anche se gli atteggiamenti (sbagliati) dei risparmiatori no,  si fa fatica ad accettare che un investimento degno di tale nome duri almeno 10 anni e che puntando su ciò che veramente crea valore (le azioni/le imprese) si possano generare risultati strabilianti, basta essere disposti ad accettare una logica imprenditoriale più che speculativa.

Investire significa mettere in piedi una strategia di lungo periodo in grado di generare valore attraverso l’assunzione ed il controllo di rischi  ben conosciuti.

Poche imprese generano valore in 1 o 2 anni, tantissime creano grandi ricchezze nell’arco di decenni, se vuoi diventare un investitore consapevole ragiona da imprenditore.

Nella tabella mostriamo come dal 1802 al 1990 il mercato azionario sia riuscito a generare valore “reale” al netto dell’inflazione e delle tasse, mentre i titoli di stato siano rimasti al palo incapaci nel tempo di produrre ricchezza.

Cristofaro Capuano – Financial Coach                                                                                    “Se vuoi diventare un investitore consapevole ragiona da imprenditore”

 

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