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Dalla BANCA tradizionale a FACEBOOK BANK, i risparmiatori italiani passeranno dalla padella alla brace?

di Cristofaro Capuano.

Nuovo mondo, nuove banche?

È di pochi mesi fa (24 ottobre 2016) la notizia che in Irlanda FaceBook è stata autorizzata ad offrire servizi bancari di pagamento; da alcuni giorni  PAYPAL ci sta avvisando (con una intensa pubblicità televisiva) che in città è arrivata una nuova moneta, GOOGLE, AMAZON, APPLE & Co. offriranno servizi finanziari, questo oramai è certo… quello su cui non si hanno notizie è come e chi farà consulenza, con quali processi decisionali, come si declineranno le esigenze dei clienti.

FBBANK

Che i big della nuova economia svolgano attività finanziarie di certo migliorerà le nostre vite ed il modo con cui le transazioni si svilupperanno a livello globale, ma la riflessione va posta non su COSA offriranno ma sul COME lo faranno.

Non vorremmo che dopo anni di PADELLA BANCARIA (dove il cliente – meglio sarebbe dire utente – veniva “utilizzato” come limone da cui estrarre commissioni “VENDENDO” prodotti senza alcuna consulenza né supporto professionale) si passasse alla BRACE  dei colossi della New Economy i quali a differenza delle vecchie banche rispetto ai loro potenziali clienti hanno un enorme vantaggio competitivo: LA PROFILATURA!

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Ognuno di noi grazie ai potenti algoritmi di questi colossi non ha più segreti; abitudini, gusti, famiglia, lavoro, vizi e “perversioni”   tutto e’ già nelle loro mani, queste informazioni sono un TESORO  prezioso che potrebbe essere utilizzato SIA PER SVOLGERE UN BUON SERVIZIO DI CONSULENZA FINANZIARIA, SIA PER ATTIVARE DELLE POLITICHE DI PURA VENDITA DEI SERVIZI FINANZIARI IN RAGIONE DI LOGICHE PRODUTTIVE E NON CONSULEZIALI.

Beh, se vogliamo dirla tutta tra le banche tradizionali, nel vecchio mondo, chi aveva una migliore profilatura dei clienti erano quelle piccole, banche territoriali molto vicine ai clienti ed alle loro realtà economiche finanziarie, ma proprio queste picoole banche  (vedi Banca Etruria, Banca Marche, etc.) sono state le prime a tradire i loro risparmiatori con attività di pura vendita e di poca consulenza.

Questo ci pone davanti al vero problema, il quale non è tanto la conoscenza approfondita del cliente attraverso la profilatura (elemento necessario ma non sufficiente per una buona consulenza) ma, ribaltando completamente il tavolo, una buona consulenza può essere fatta solo se dall’altra parte della scrivania c’è un cliente culturalmente educato alla pianificazione finanziaria, questo perchè solo con le armi della conoscenza i risparmiatori italiani potranno comprendere, valutare e scegliere in piena consapevolezza i servizzi offerti da una Banca, da un Consulente in carne ed ossa e/o da un Big della new economy come Facebook, Amazon, etc… nonchè segliere da chi farsi servire.

Ma come siamo messi oggi in Italia con l’educazione finanziaria?

L’ultimo rapporto della CONSOB non lascia alibi, gli italiani non solo hanno una scarsissima conoscenza dei principi basilari degli strumenti finanziari (leggi articolo: https://pianificazionefinanziariadeipatrimoni.wordpress.com/2017/01/22/il-60-degli-italiani-non-sa-cose-linflazione-sono-ignoranti-in-finanza-ma-si-ostinano-a-fare-da-soli-lo-dice-lultimo-rapporto-della-consob/); allora di certo i nuovi player “internettiani” potranno ridurre i costi, migliorare la fruizione dei servizi e profilare al top i loro utenti ma che questo possa essere garanzia di una buona pianificazione e non una pura vendita a fini commerciali non è affatto garantito.

Il vero pericolo, dunque, è quello di pensare che la semplice riduzione dei costi sia sempre sinonimo di efficienza e non è quasi mai così!

Studiare da risparmiatori e non da utenti solo questo può salvarci!

#studiocapuano

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